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In Puglia e Basilicata

L'INTERVISTA / Il senatore De Castro:  il governo dimentica l'agricoltura del Sud

di MARCO MANGANO
L’obbligo deciso da Bruxelles di indicare (da luglio prossimo) l’origine in etichetta, per l’olio extravergine d’oliva, è motivo di grande soddisfazione per i produttori onesti, oggi in grande difficoltà. Ma più di qualcuno sostiene che non sarà la panacea di tutti i mali che affliggono il settore

06 Febbraio 2009

Paolo De Castrodi MARCO MANGANO 

BARI - Sì, d’accordo, l’obbligo deciso da Bruxelles di indicare (da luglio prossimo) l’origine in etichetta, per l’olio extravergine d’oliva, è motivo di grande soddisfazione per i produttori onesti, oggi in grande difficoltà. Ma più di qualcuno sostiene che non sarà la panacea di tutti i mali che affliggono il settore: l’obbligo dovrà essere accompagnato da controlli rigidi ai confini geografici dei Paesi comunitari e nel circuito commerciale. Le «triangolazioni» continueranno ad abbondare. Sarà sufficiente che un Paese compiacente faccia transitare sul suo territorio olive extracomunitarie (per poi ricollocarle sul mercato comune come proprie) per aggirare l’«ostacolo». 
E chi può escludere che a ricavare olio da quelle olive non sarà proprio l’Italia? Ma non è tutto: con la crisi in atto e il ridotto potere d’acquisto delle famiglie, l’attenzione del potenziale acquirente d’olio si rivolgerà sul prezzo più basso piuttosto che sull’origine del prodotto. Il senatore Paolo De Castro (Pd), vicepresidente della commissione Agricoltura del Senato, due volte ministro delle Politiche agricole con D’Alema e una con Prodi, brindisino, è il «padre» dell’obbligo sancito ora dall’Ue. Da ministro, ha fatto di tutto perché l’Europa lo decidesse. E ieri il ministro leghista Luca Zaia, lo ha ringraziato. 

Senatore, che significato ha quest’obbligo, soprattutto per la Puglia, prima regione italiana per produzione? Rappresenta un traguardo importantissimo: per la prima volta si mette in moto una concreta volontà europea di tutelare il consumatore. 
I produttori oleari quali vantaggi trarranno? Vedranno valorizzato il loro olio. 
Parliamo un po’ delle leggi nazionali: sul piano negoziale con l’Europa, che effetti hanno? Le «operazioni di bandiera», le leggi nazionali, non servono a nulla. Creano, anzi, difficoltà nel rapporto negoziale con l’Europa. E causano distorsione sul mercato. 
Ci spieghi. Se non c’è la certezza che un olio sia italiano, si provoca distorsione: il consumatore paga di più per un prodotto marchiato «made in Italy», che poi non si rivela tale. 
Come vanno sostenuti i provvedimenti perché l’Europa non li blocchi? Vanno argomentati, con un’analisi, che nel caso dell’obbligo d’origine in etichetta deciso da Bruxelles, fu compiuta dall’Ismea. 
Quale reato verrà contestato a chi definirà «italiano» un olio che non risulterà tale? Il reato di frode. I controlli. Bisogna che vengano effettuati nei punti vendita. 
Chi deve eseguirli? I Nas del ministero della Salute, il Nucleo carabinieri del ministero delle Politiche agricole, il Corpo forestale e tutte le forze dell’ordine.
Che ne dice dell’olio «extravergine d’oliva » venduto a 2,50 euro al litro? I costi della filiera non lo spiegano. 
Ci si augura che l’eurodecisione presa per l’olio possa fare da apripista ad altri provvedimenti destinati a tutelare altri prodotti. Sì. Questo provvedimento ha un’importanza anche per le battaglie future: rappresenta un passaggio. 
L’obbligo d’origine in etichetta, previsto per l’olio extravergine d’oliva, renderà meno facili le «triangolazioni»? Questa norma «taglia le gambe» al fenomeno. Molte volte l’olio di nocciola viene venduto per extravergine d’oliva. 
Cosa propone per contrastare il malcostume? C’è bisogno di un gioco di squadra delle organizzazioni. 
Ritiene che il governo tuteli l’agricoltura? Il governo ha approvato una legge anticrisi, che prevede interventi per 5,5 miliardi. L’agricoltura è ignorata.
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