Domenica 14 Agosto 2022 | 11:18

In Puglia e Basilicata

«Cosa nascondono i lavori all’architrave della chiesa?»

«Cosa nascondono i lavori all’architrave della chiesa?»
ROSETO VALFORTORE - Un manifesto, firmato “Comitato 22 ottobre”, è apparso l’altra mattina nelle strade del piccolo comune foggiano, catturando l’attenzione di molte persone, tanto che da alcuni giorni in paese non si parla d’altro. Il contenuto del documento riguarda le condizioni di degrado della chiesa madre

06 Febbraio 2009

manifesto a rosetodi ANTONIO MONACO

ROSETO VALFORTORE - Un manifesto, firmato “Comitato 22 ottobre”, è apparso l’altra mattina nelle strade di Roseto, catturando l’attenzione di molte persone, tanto che da alcuni giorni in paese non si parla d’altro. Il contenuto del documento riguarda le condizioni di degrado della chiesa madre. Non a caso da alcune settimane l’a rchitrave della porta principale è stato puntellato per evitare che crolli. Il manufatto, realizzato dagli scalpellini rosetani, mostra una vistosa crepa, presente da anni tanto che già nel 2006 la Gazzetta denunciò lo stato di abbandono della pregiata opera. Gli autori del manifesto ripercorrono la storia della chiesa madre di Roseto, che si fa risalire all’anno Mille, e dei vari interventi a cui è stata sottoposta nel corso dei secoli. Tuttavia, nel manifesto la questione dell’architrave viene definita un “paravento per nascondere altre situazioni”, prime fra tutte alcuni lavori eseguiti in alcuni locali sottostanti la sagrestia che sono stati affittati ad una società per l’apertura di un bar-ristorante. 

“Tutti i cinquantenni ed anche gli ottantenni - è scritto - ricordano l’architrave spezzato probabilmente dovuto al terremoto del 1930 o del Fucino. Da allora tanti altri terremoti si sono avuti senza mai provocare danni alle strutture, come accertato dalle conseguenti visite degli ufficiali tecnici delle strutture ministeriali. Per un caso fortuito della storia solo dopo degli interventi di “recupero” di alcuni locali di seminterrato, si sono osservate lesioni sulla struttura e nelle volte. 
Evidentemente tanto “recupero” non è stato, intervenendo in sottofondazione con scavi, rilivellamenti di quota, riposizionamento di piani di fondazione. Tutti dovrebbero ricordare di quanto materiale è stato scavato, tanto da necessitare, per circa un mese, la continua presenza, nella piazza dedicata a Bartolomeo da Capua, del camion dell’impresa che si riempiva in continuo di materiale scavato, che non si sa, tra l’altro, a chi conferito. Evidentemente, se dopo l’intervento succede un fenomeno di degrado strutturale, buona ragione fa dedurre un nesso di causalità che solo chi non vuol vedere, od interessato alla cosa, non rileva. Cari concittadini quindi, il presente ha il solo scopo di valutare e decidere se la “pietas” pubblica può farsi carico di tale onere, come ultimamente viene propugnata con la raccolta pubblica dalla pubblica beneficenza. Non vi sembra che sarebbe più giusto far pagare chi ha provocato? Non vi sembra che chi sa dica? Non vi sembra più opportuno che chi ha fatto ripari? Non vi sembra più opportuno che chi non ha visto oggi apra gli occhi? Chiaramente tutti questi interrogativi resteranno tali se chi ha visto, ha detto od ha fatto non ne prenderà coscienza facendone ammenda. Sì, proprio la coscienza stavolta può essere chiamata in causa, avendo presente comunque che la stessa è posseduta solo dagli uomini onesti o da quelli illuminati. Se i nostri interlocutori vorranno in resipiscenza annoverarsi tra i tali, li aspettiamo a braccia aperte per un nuovo giorno”.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Lascia un commento:

Condividi le tue opinioni su

Caratteri rimanenti: 400

Carica altre news...

 

PODCAST

 

PRIMO PIANO

 
 
 
 
- News dai Territori -
 
Editrice del Mezzogiorno srl - Partita IVA n. 08600270725