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Foggia, anziana dimessa tra le lacrine dall'ospedale neanche una frase di scuse

di DAVIDE GRITTANI
L’aspetto che più colpisce in questa storia è che di fronte al presunto danno sia venuto a mancare anche il garbo retroattivo, che di fronte alle presunta responsabilità sia venuta meno anche la decenza. Cioè l’esigenza (comunque sia andata) di cominciare col chiedere scusa, prima ancora di tentare qualsiasi ricostruzione dei fatti
• Potenza: garza nell'addome, medici condannati per «colpa grave»

05 Febbraio 2009

di DAVIDE GRITTANI 

FOGGIA - Per adesso solo telefonate, contatti personali ed informali attraverso cui sarebbe stata garantita «una rapida ricostruzione dell’accaduto». Tuttavia le scuse ufficiali degli Ospedali riuniti non sono ancora arrivate, né dalla direzione generale né da quella sanitaria. Segno che il caso di Angela Siena (85enne foggiana, diabetica in terapia insulinica e portatrice di pace maker, che lo scorso 23 gennaio avrebbe dovuto subire un intervento di endoscopia salvo essere dimessa per mancanza di sale operatorie) merita di essere portato nuovamente all’attenzione dell’opinione pubblica (la Gazzetta l’ha già fatto nell’edizione del 30 gennaio) per quello che è. Anzi, per come la presenta anche a distanza di qualche giorno il figlio della signora Angela. «Una storia che non riguarda solamente noi - sostiene Guido Pensato, scrittore, intellettuale ed ex direttore della Biblioteca provinciale di Foggia - ma tutti i foggiani che non intendono far passare il diritto come un favore». 

Già, perché l’aspetto che più colpisce è che di fronte al presunto danno sia venuto a mancare anche il garbo retroattivo, che di fronte alle presunta responsabilità sia venuta meno anche la decenza. Cioè l’esig enza (comunque sia andata) di cominciare col chiedere scusa, prima ancora di tentare qualsiasi ricostruzione dei fatti. Fatti che, lo ribadiamo ai nostri lettori, sono andati così. 

«Do- po l’accertamento della presenza di due polipi nel tratto terminale dell’intestino, venivano definiti con mia madre un percorso in day hospital di accertamenti preliminari e un intervento di endoscopia operativa - riporta nella sua lettera Pensato -. Alla data e all’ora stabilite, accompagnata da me, mia madre si presentava, come fissato nel foglio di prenotazione, nei locali di attesa dell’unità operativa di endoscopia diagnostica e operativa del reparto di gastroentorologia ospedaliera (diretto da Vincenzo Stoppino, ndr). Alle 10 veniva chiamata nelle sale interne dello stesso. All’incirca alle 10.45 venivo, a mia volta, convocato nella sala adibita – presumo – agli interventi diagnostici e operativi, dove trovavo miamadre distesa su una lettiga, spogliata degli abiti e rivestita degli indumenti che mi sono apparsi quelli propri di una paziente che si appresta ad essere sottoposta ad intervento. Era in lacrime e in preda ad una fortissima agitazione, mentre mi diceva che non si sarebbe proceduto all’intervento, che non poteva aver luogo “perché serve la sala”. Essendo solo ad assistere mia madre, ho dovuto, per farlo senza aggravare ulteriormente il suo stato di agitazione e prostrazione in un frangente che non posso non definire drammatico (e che tale mi appariva anche per l’evidente imbarazzo e sconcerto dello stesso personale – non so se medico o paramedico – presente), rinunciare a mettere in atto richieste, proteste e interventi – quello delle forze dell’ordine, per esempio – ampiamente giustificati dalla straordinaria gravità dei fatti che si stavano verificando». 

Un episodio singolare, sia perché la protagonista è una donna 85enne evidentemente malata e bisognosa di aiuto sia perché il nuovo mandato del direttore generale Tommaso Moretti (confermato alla guida del Policlinico fino al 2012) è stato improntato sulla umanizzazione dell’azienda. Convinti che prima o poi anche le scuse ad Angela Siena arriveranno, il punto resta decisamente un altro. 
Come si difende da queste cose chi non sa difendersi? Come scomoda l’attenzione della cittadinanza chi non sa a quali Santi votarsi? Perché la lettera di Pensato è solamente questa, non la segnalazione di un torto personale quanto invece la segnalazione di una sconfitta collettiva. Quella subita dalla città. E nessuna scusa, quando arriverà, riuscirà a giustificare un diritto alla salute rimasto (al momento) ancora inevaso.
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