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In Puglia e Basilicata

Lasciato morire indagati tre medici

Lasciato morire indagati tre medici
di ANTONELLO NORSCIA
Un anno fa un marocchino venne abbandonato in un corridoio dell'Ospedale Bonomo di Andria, per ore senza cure morì assiderato. Tre medici del Pronto soccorso rischiano la richiesta di rinvio a giudizio con l'accusa di omicidio colposo. Le indagini, nate dalla segnalazione dell’ospedale murgiano, si scontrarono col presunto favoreggiamento della dirigente del pronto soccorso andriese

04 Febbraio 2009

di ANTONELLO NORSCIA 

TRANI - Tre medici del pronto soccorso dell’ospedale “Bonomo” di Andria rischiano la richiesta di rinvio a giudizio per la morte del 39enne marocchino Salah Bensag a, deceduto il 19 dicembre 2007 dopo che sarebbe stato abbandonato a se stesso nel corridoio, per ore ed ore, in attesa di cure. Per il raccapricciante decesso, il sostituto procuratore della Repubblica di Trani Michele Ruggiero ha disposto la notifica dell’avviso di conclusione delle indagini ai dottori Luigi Papa ed Antonio Latilla, che si avvicendarono nei turni del 18 dicembre, nonché alla dirigente della struttura, Teresa Saccotelli, che li avrebbe coperti, seppur quel giorno non si trovasse in servizio. Per lei, il pm chiese al gip l’interdi - zione dall’uf ficio. E' accusata di favoreggiamento e calunnia, mentre i 2 medici del suo reparto rispondono di omicidio colposo. 

Secondo quanto ricostruito, il clochard, peraltro alcolizzato, il 18 dicembre fu trovato privo di sensi nell’atrio dell’ospedale dove aveva trascorso l’intera notte, durante la quale v'era stata un’insistente nevicata. Al pronto soccorso fu visitato dal dr. Papa che lo dimise inviandolo al centro d’accoglienza Caritas di Andria. Il medico avrebbe sottovalutato le sue condizioni di salute, che sarebbero state critiche per “segni di assideramento, semirigidità e cianosi degli arti inferiori, incapacità di deambulare e addirittura di stare in piedi”. 

Alla Caritas l’extracomunitario rimase poco perchè qui s'accorsero della necessità di una seconda sortita in ospedale, dove Salah tornò col 118 intorno a mezzogior no. Secondo l’accusa, Papa, ancora in servizio sino alle 14, avrebbe “omesso, con grave negligenza ed inescusabile superficialità di procedere ad una visita accurata con formulazione di diagnosi e somministrazione d’idonea terapia seguita da vigile, costante ed adeguato monitoraggio delle condizioni cliniche del paziente”. 

Il clochard sarebbe stato parcheggiato nel corridoio del pronto soccorso sino alle 22, “prima seduto su una sedia a rotelle e poi steso per terra ed avvolto in una coperta termica”, cioè fino a quando Papa rientrò in reparto per un nuovo turno. Alle 14, infatti, gli era subentrato il dr. Latilla, che, nonostante avesse appreso da alcuni infermieri che il marocchino stazionava nel corridoio privo d’assistenza, avrebbe tenuto “una condotta omissiva gravemente negligente, imprudente ed imperita nell’assistenza sanitaria”, omettendo anch’egli di procedere a diagnosi e terapie. Alle 10 di sera in reparto ritornò il dr. Papa che ritrovò il barbone, nel frattempo aggravatosi. 

Solo allora lo avrebbe visitato accuratamente tanto, da disporne il ricovero nell’ospedale di Spinazzola, dove l’uomo poche ore dopo, nella notte del 19 dicembre, morì per “arresto cardiocircolatorio da complicanze di ipotermia”. In pratica una morte da assideramento nonostante fosse stato per ore ed ore in un pronto soccorso. 

Le indagini, nate dalla segnalazione dell’ospedale murgiano, si scontrarono col presunto favoreggiamento della dirigente del pronto soccorso andriese, che avrebbe “aiutato il dr. Papa a scagionarsi dagli addebiti, fornendo agli inquirenti una dinamica dei fatti diversa dalla realtà”. Il primario avrebbe incontrato 4 infermieri in servizio tra le ore 11,40 e le 22 del 18 dicembre, sollecitandoli, con abuso dei poteri derivanti dal suo ruolo, a riferire agli inquirenti che il clochard dopo esser giunto al pronto soccorso verso mezzogiorno “per chiedere 1 euro” si era allontanato volontariamente salvo poi ripresentarsi alle 22”. Dichiarazioni che dunque cancellavano la permanenza di Salah nel reparto per lunghe ore, peraltro a cavallo di 2 turni. Circostanze ritenute false perché il 39enne extracomunitario non avrebbe avuto nemmeno la possibilità di camminare. La Saccotelli, inoltre, avrebbe calunniato gli infermieri, sostenendo d’esser stata ingiustamente accusata durante gli interrogatori degli investigatori: gli assistenti riferirono d’esser stati “av v i c i n at i ” dalla dottoressa. Ora dunque i 3 medici indagati avranno 20 giorni per chiedere al pm di essere interrogati, un supplemento d’indagini e depositare memorie difensive. Solo dopo Ruggiero deciderà in merito all’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.
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