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In Puglia e Basilicata

Bari, brucia in punta di dita la passione per il Subbuteo

04 Febbraio 2009

subbuteodi NICOLA MORISCO

In punta di dito, spesso di unghia. Per giocar bene al Subbuteo bisogna far crescere l’un - ghia del medio per colpire meglio il piccolo giocatore che a sua volta colpisce il piccolo pallone. Il ritorno del gioco del calcio in miniatura, nonostante l’av ve n t o delle più sofisticate tecnologie abbia riprodotto il «soccer» quasi alla perfezione nei videogame, non ha mai intaccato gli appassionati del football dal sapore retrò. Quella nostalgia romantica del calcio di una volta, legato non solo a un ambiente più sano e goliardico proprio dei decenni scorsi, ma soprattutto alla passione di essere coinvolti personalmente sul panno da gioco, per decidere le sorti della propria squadra del cuore con un semplice gesto del dito. A rinverdire questa passione, ci ha pensato il Joy’s Pub di Bari che dedica adesso una serata speciale al gioco del Subbuteo. Alla «prima» hanno partecipato tantissimi appassionati e semplici curiosi. 

E pensare che proprio di fronte al Joy’s, sul piazzale della chiesa di San Giuseppe al rione Madonnella, nei primi Anni ‘70, quando ancora il fenomeno Subbuteo era relegato a pochi adepti, molti ragazzini si intrattenevano sui gradini della chiesa con un altro gioco rudimentale che, in qualche modo, si ispirava all’invenzione dell’ornitologo inglese Peter Adolph (il papà appunto del Subbuteo), con il tappo della birra (la celeberrima rametta) che fungeva da calciatore e palla. Reminescenze adolescenziali a parte, la serata del Joy’s (si replicherà ogni lunedì), ha coinvolto giovani e vecchi appassionati. Nel locale irlandese fondato da Michele Lopez, barbaramente ucciso la notte di Halloween di tre anni fa da un rapinatore sotto effetto di alcol e medicinali, il nuovo gestore Marco Protano sta cercando di riportare quella tranquillità e partecipazione nel segno dell’amicizia e del divertimento che avevano caratterizzato il Joy’s. Un locale che ha sempre svolto anche una funzione sociale in un quartiere ad alto tasso di immigrazione dal Terzo Mondo. Così in tanti si sono presentati con l’immancabile scatola d’antan, con le riproduzioni dei calciatori delle squadre più diverse (il leggendario Brasile del ‘70, l’Italia di Riva e Rivera, l’Olanda di Crujiff, il Torino di Pulici e Graziani, la Francia del primo Platini, la mitica Ternana di Bagnato e Latorre, poi al Bari): tutti riprodotti fedelmente con le magliette dell’epoca, senza l’invasione degli sponsor che negli ultimi anni hanno trasformato il gioco del calcio in un business assoluto. 
subbuteo
Un’altra particolarità dei «pupazzetti» è che ne esistono serie dipinte a mano ed altre per così dire «industriali», per questo intorno al gioco esiste un mercato di pezzi rari spesso venduti a cifre esorbitanti. Un po’ come accade per i collezionisti di dischi in vinile. Immancabile, visto anche il contagioso e dilagante entusiasmo in città per la squadra guidata da Antonio Conte, la formazione del Bari degli Anni ‘70, con la classica maglietta bianca dai bordi rossi ed il collo a «V». Due i campi recintati, corredati di panno verde e porte in plastica, disposti alle estremità del locale, con tanta gente che circonda i piccoli rettangoli e i due sfidanti. 
Tra i tanti presenti, compresi l’assessore alla Viabilità Antonio De Caro e il magistrato Giuseppe Scelsi, anche Totò, un ragazzo tanto appassionato del Subbuteo che per alcuni anni ha anche disputato tornei nazionali. E la sua tecnica è decisamente magica, quasi come quella di Barreto. Con il solo dito riesce a imprimere effetti incredibili e addirittura tirare facendo alzare la palla posizionandola all’incrocio dei pali. Un fenomeno alla... Joao Paolo. C’è da dire che dietro questa riscoperta del gioco, c'è l’impulso di un vero e proprio movimento nazionale, «Action now, play old style», che incentra il suo pensiero sulla voglia di recuperare l’auten ticità dello sport più amato dagli italiani. Ma è anche un modo per avvicinare i giovani, ormai annebbiati dal consumismo globale, ai valori di lealtà, amicizia e passione tutto rigorosamente in un calcio «old style».
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