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«Il Sud è fermo economia a picco»

«Il Sud è fermo economia a picco»
Dal rapporto «Check up Mezzogiorno» emerge la fotografia di un Sud in cui «la crescita del pil si è fermata». Confindustrialancia il suo allarme. La Cisl al Governo: «Non lasciate che le aziende, le professionalità e il bagaglio tecnologico passino alla criminalità»
• UnioncamerePuglia: in provincia di Bari chiudono più imprese che altrove
• «Il Salento potrà ripartire puntando anche sull'agricoltura»
• Per Lecce la scommessa è tra nautica ed avionica

04 Febbraio 2009

Fino a qualche tempo, la scarsa partecipazione dell’economia meridionale all’economia globale, riusciva a tenere le nostre regioni al riparo dagli effetti della crisi. Ma ora il Sud dell’Italia è esposto ad una situazione che rischia di diventare irreparabile. Confindustria lancia l’allarme. Dal rapporto «Check up Mezzogiorno» emerge la fotografia di un Sud in cui «la crescita del pil si è fermata». Il divario col centro-nord è tornato ad crescere. La differenza del pil pro-capite oggi, «oltrepassa i 42 punti percentuali». 

«La crescita si è fermata – dice Cristiana Coppola, vicepresidente Confindustria con delega al Mezzogiorno – e con essa si assiste alla fine del lento processo di convergenza a cui si è assistito nella seconda metà degli anni Novanta. Nel confronto con gli altri Paesi europei il reddito per abitante del Sud è superato non solamente da Spagna, Grecia e Portogallo, ma anche da Repubblica Ceca, Slovenia, Malta e Cip ro». Confindu- stria rimarca come rimanga forte il flusso migratorio del Mezzogiorno (annualmente, il 2 per mille della popolazione). 

Gli investimenti esteri non solo non crescono, ma sono addirittura in calo, facendo registrare una riduzione di circa 7mila occupati nelle imprese a partecipazione estera. Infine, resta invariato il divario infrastrutturale, fermo a 25 punti al di sotto della media nazionale, esattamente come avveniva all’inizio di questo decenn io. Ma non tutto è negativo. 
Le medie imprese mostrano nel periodo 1996-2005 indici di sviluppo nettamente più favorevoli per quanto riguarda fatturato, export e occupazione rispetto a quelle del Centro Nord; le imprese medio-grandi (con più di 250 addetti), fanno registrare una redditività non dissimile da quella delle imprese centro-settentrionali delle stesse dimensioni. Risultati altrettanto positivi sono riscontrabili nel gruppo di aziende che esporta verso l’Africa settentrionale, tra le quali per la prima volta quelle meridionali sopravanzano quelle del Centro Nord; e nelle imprese connesse mediante collegamento a banda larga, che rappresentano ormai il 70% del totale (erano il 25% solo quattro anni fa). Di fonte al quadro congiunturale, Antonello Montante, delegato della presidente di Confindustria per i rapporti con le istituzioni sul territorio, chiede al governo interventi urgenti per scongiurare che le organizzazioni criminali si impadroniscano della proprietà e del know-how delle imprese meridionali. 

Per il segretario confederale Cisl, Giorgio Santini «bisogna realizzare al più presto un patto tra governo, Regioni e parti sociali per ottimizzare l’utilizzo delle risorse dei fondi nazionali e dei fondi europei per lo sviluppo del Sud. Urgono in particolare programmi condivisi, tempestivi e vincolanti, che diano vita in tempi stretti ai necessari investimenti per la crescita». 

La ricetta del ministro agli Affari regionali, Raffaele Fitto, parte dalla constatazione che un grande sforzo finanziario e ideativo non è riuscito, negli anni, a risolvere il problema del Mezzogiorno. Il governo sta ponendo in atto politiche tali da fronteggiare la contingenza della crisi e i suoi effetti sulle fasce più deboli. Personalmente dico no alla reiterazione di strumenti tradizionali. Si tratta piuttosto di incidere nettamente sulle regole. Senza regole del tutto nuove non si realizza quella qualità della spesa che ritengo indispensabile. Regole nuove significa modificare radicalmente quei meccanismi burocratici che a tutt'oggi paralizzano la realizzazione di opere non più differibili». 

Vera Lamonica, segretaria confederale della Cgil ribadisce il dissenso «sulle scelte politiche compiute in questi mesi dal mondo imprenditoriale: non si può denunciare l’ar retramento del Sud e contemporaneamente sostenere i provvedimenti del governo Berlusconi che al Mezzogiorno hanno inferto un colpo pesante».

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