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In Puglia e Basilicata

COSTUME & SOCIETA' / Quando la crisi si misura... anche con la cera (di Concita Leozappa)

03 Febbraio 2009


Alta, altissima. Trentotto centimetri circa di altezza per 1,5 centimetri di diametro nel lontano 1996. Proporzionalmente ed elegantemente affusolata. Ben levigata, perfettamente cilindrica. Dal colore bianco, candido, puro. Capace di accendersi e con la sua fiamma irradiare tutt'attorno tanta, tantissima luce. Per tanto, tantissimo tempo. Era la candela della Candelora (Festività cristiana commemorativa della Purificazione di Maria e della Presentazione di Gesù al Tempio). Era il cero benedetto che la devota signora Luigina riceveva, da sempre, dalle mani dello stesso parroco. E portava ogni 2 febbraio, da sempre, a casa di amici e parenti dopo la cerimonia in parrocchia. Dopo la funzione infatti i ceri erano, da sempre, offerti ai fedeli i quali, da sempre, li regalavano e li conservavano in casa accendendoli, al bisogno, per invocare la protezione divina. 

E così fu che la signora Luigina, dal 1996 appunto, aveva compreso nel suo entourage di destinatari dell’immacolato cero una donna. Una donna che, o per timore di consumarlo tosto (di bisogni ne aveva davvero tanti), o per puro spirito di conservazione, aveva, dal 1996 appunto, gelosamente custodito quelle torce sacre nel comò. Cosicché, ogni 2 febbraio, l’amica della Luigina accantonava il cero fresco (?) accanto a quelli stagionati, riponendolo nel cassetto in base ad un maniacale ordine cronologico. Ma un brutto giorno, nell’aprire quel tiretto, la collezionista trasalì. Trasalì nel verificare che l’andamento dell’altezza e del diametro delle sacre torce, a partire dall’11 settembre 2001, era decrescente. 

La dimensione delle candele insomma risultava decrescente più del PIL. Armata di infallibile strumento diagnostico (ossia un semplice metro da sartoria) decise dunque di affrontare la traumatica scoperta. Misurò oculatamente. E compilò lo stato del complesso scenario congiunturale dei ceri, stigmatizzandolo in un tecnicissimo diagramma discendente: anno 1996 / 1998 - h 38 cm- Ø 1,5; anno 1999 - h 30 cm - Ø 1,4; anno 2000 - h 29 cm - Ø 1,3 cm. Ma giunta all’anno 2001, nello stilare il diagramma, l’amica della Luigina miseramente cadde. La crisi economica mondiale, la recessione globale, il crollo della macro e della microeconomia universale. La depressione colossale, il fallimento della politica fiscale, l’aumento del costo del barile esponenziale. Il declino industriale, il tracollo finanziario ipercontinentale, tradotti in centimetri di cera, la costrinsero a leggere sullo sgangherato metro da sarta un’inaspettata misura: altezza 17 cm; diametro 1,1 cm. 

La Luigina, informata dell’accaduto, ma fedele alla sua parrocchia quanto al credo, continuò ad insistere. E negli anni successivi seguitò a recarsi in quella stessa chiesetta ogni 2 di febbraio, nonostante la fiaccola di cera fosse in tragico calo. In calo quanto il numero di ceri benedetti che era ai fedeli concesso prendere dalla parrocchia (in cambio di debita e libera offerta), ridottosi da 15 ceri per devoto a soli, e max, 2 per devoto (in cambio sempre di debita e libera offerta). Ma il peggio doveva ancora giungere: pochi giorni fa, esattamente il 2 febbraio 2009, la misurazione effettuata dalla collezionista di ceri in presenza di Luigina ha toccato infatti il fondo. La collezionista, con animo non più illuminato ma piuttosto in penombra, ha segnato sul diagramma: h 16 cm - Ø 0,8 cm. La crisi c'era. C'era nella cera. Nella cera di un moccolo, c'era e ci sarà.

di CONCITA LEOZAPPA
 
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