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Castro, si cerca nelle grotte la causa del disastro

Castro, si cerca nelle grotte la causa del disastro
Un tempo, piazzetta Dante non esisteva. E’ stata realizzata con riempimenti progressivi. I ricoveri dei pescatori sono poi diventate costruzioni nelle grotte
• La Procura indaga per crollo colposo
• Il geologo: «Troppi scavi in quelle rocce»
• «Contro i dissesti idrogeologici più fondi alla Regione Basilicata»

03 Febbraio 2009

vigile del fuoco a CastroCASTRO MARINA - I tecnici lo chiamano «collasso da fondazione», ma la causa è tutta da ricostruire. Da ieri è scattata la fase degli approfondimenti. Il dirigente del genio civile, Lucia Di Lauro, gli esperti dell’autorità di bacino di Bari, e il magistrato Maria Consolata Moschettini, hanno fatto la prima verifica sulle macerie di piazzetta Dante. Prima questione, la messa in sicurezza del blocco edilizio sopravvissuto. Forse la parte pericolante deve essere demolita. Compito che spetterebbe ai privati, oppure al Comune che potrebbe intervenire presentando poi il conto ai proprietari. A meno che non arrivi un provvedimento del governo che riconosca lo stato di calamità provocato da eventi naturali. 

Ma per mettere in sicurezza quello che è rimasto in piedi occorre un progetto che proponga le parti da demolire e le parti da consolidare. Chi dovrà realizzarlo? E chi deciderà l’incarico? Forse la Regione, forse la stessa Procura. Una cosa è certa: prima di accedere nelle costruzioni pericolanti, attualmente sotto sequestro, dovranno essere garantite le condizioni di stabilità. 

Seconda questione, l’individuazione delle cause del crollo delle 21 unità immobiliari. Per questo ci vorrà tempo. I geologi dell’autorità di bacino, che ha competenze sull’assetto idrogeologico, hanno chiesto una mappa delle cavità del piano terra. Nelle stampe del Settecento compaiono piccole grotte che i pescatori utilizzavano come ricovero delle barche. Un tempo, piazzetta Dante non esisteva. E’ stata realizzata con riempimenti progressivi. I ricoveri dei pescatori sono poi diventate costruzioni nelle grotte. Cosa è successo? E’ prevedibile che le piccole cavità siano state allargate, che sia continuato lo scavo per aumentare la superficie e consentire ai locali commerciali (bar e negozi) di poter contare su altri metri quadrati. Al Comune risulta qualche Dia (Dichiarazione di inizio di attività) per svolgere manutenzioni. C’è stato il rispetto di queste intenzioni? Non risultano controlli sull’andamento dei lavori. Anche ieri si è parlato dei lavori nella cremerie e del martello pneumatico che molte persone hanno sentito all’opera. Anche questo punto va verificato. 

Il collasso del banco roccioso che ha trascinato le case sovrastanti rivela che si edificato «per gradoni». Il banco è venuto giù di qualche metro. Sul lastrone era poggiato il porticato a tre archi di pietra leccese che svolgeva anche funzioni di passaggio verso le diverse abitazioni realizzate per soddisfare la domanda dei vacanzieri. Ma è nella parte fondale il «segreto» del crollo. Solo l’esame accurato di quello che resta dei cinque locali al piano terra potrà dare indicazioni concrete. Saranno stati lavori pervasivi che hanno debilitato le strutture rocciose portanti, sranno state le infiltrazioni d’acqua, tutto ciò deve essere ancora scritto.
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