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In Puglia e Basilicata

innovazione a bari

L'intelligenza artificiale
per curare i nefropatici

nefrologia

07 Settembre 2017

BARI - Precious (PREdictive Computer aIded scOring sUpport System) è un progetto che traccia una nuova strada per la prevenzione e la diagnosi precoce dell’insufficienza renale acuta mediante l’utilizzo di tecniche di intelligenza artificiale, e suggerisce percorsi terapeutici personalizzati per i malati affetti da malattia renale acuta in terapia intensiva. I contenuti del progetto Precious sono stati illustrati oggi nel corso di un incontro con i giornalisti che si è svolto al policlinico di Bari.

Il progetto - è stato sottolineato - coinvolge quattro aziende (Item Oxygen, capofila, Amt Services, Cooperativa Edp La Traccia, Biofordrug) e tre università (Bari e Foggia, Politecnico di Bari). E’ finanziato dall’assessorato allo Sviluppo economico della Regione Puglia nel filone Cluster Tecnologici regionali. La fase sperimentale è già stata avviata dal Policlinico di Bari e dagli Ospedali Riuniti di Foggia, e mette in sinergia vari settori: medicale, biologico, nanotecnologico, informatico e bioingegneristico, con l’intento di produrre kit sanitari e prodotti che si avvalgano del supporto dell’intelligenza artificiale per misurare in tempo reale i parametri essenziali per la diagnosi dell’insufficienza renale acuta (Aki). Precious ha inoltre il vantaggio - è stato sottolineato - di limitare i costi sanitari perché è orientato alla diagnosi preventiva delle malattie renali acute con l'utilizzo di strumenti di business intelligence.

L'insufficienza renale acuta - è stato ricordato - «è una sindrome clinica caratterizzata da un brusco declino della funzionalità renale. La letteratura medica internazionale mostra come il sopraggiungere dell’Aki possa compromettere irreversibilmente la funzionalità di altri organi, portando alla dialisi e all’aumento del rischio cardiovascolare e mortalità del paziente. Infatti, le malattie cardiovascolari e quelle renali sono strettamente correlate, e ciò amplia il campo di applicazione del progetto anche verso i pazienti coronarici. Tali conseguenze sono dovute soprattutto al tardivo riconoscimento della sindrome Aki, da qui l’esigenza di mettere a punto un sistema che lo individui attraverso biomarcatori precoci (metaboliti e proteine del siero e delle urine)».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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