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Si completa l'opera di D'Amico

Storia di Oria
tra fine XV
e il XX secolo

Storia di Oria  tra fine XV e il XX secolo

Si presenta domani, presso il chiostro del Parco di Montalbano in Oria il secondo volume di «“Hyrie-Orra-Thuria-Urbs-Uria-Varia-Oira-Oria” (Ab urbe condita libri duo)» del prof. Giuseppe D’Amico, il quale - mantenendo fede alla promessa data - completa la sua opera a distanza di un anno dalla pubblicazione dal precedente volume, sempre edito da «Italgrafica» di Oria. A moderare l’evento la direttrice di Tele Canale 85, Anna Grazia Angolano, mentre ad inizio e fine della manifestazione si esibiranno il soprano Natalia proto ed il pianista Vincenzo Pescatore.

Con lo stesso rigore metodologico proprio del primo volume, il prof. D’Amico riferisce con puntualità - e fino ai giorni nostri - di avvenimenti storici e dei più importanti personaggi laici ed ecclesiastici avendo dovuto confrontarsi non solo con la storia «civile» della città. Scrivere della storia di Oria e della Chiesa oritana, in quei secoli, infatti, ha significato trattare anche della storia della Chiesa brindisina, almeno sino al 10 maggio 1591 giorno in cui, con la Bolla “Regimins Universae Ecclesiae”, papa Gregorio XIV decretò la separazione delle due diocesi.

«Vi troverete gli avvenimenti che sono accaduti a partire dalla fine del XV secolo agli ultimi anni di questo XX, or ora trascorso», avverte l’autore nella presentazione del volume. «Vi leggerete i grandi avvenimenti storici di cui Oria è stata protagonista o vittima - aggiunge -, come l’assedio degli Spagnoli guidati dal Da Paz e quello del Caldora, le grandi famiglie che hanno posseduto il marchesato di Oria e il principato di Francavilla, come i Bonifacio, i Borromeo e gli Imperiali, il Decennio francese del Regno di Napoli, la nascita della Repubblica partenopea e delle Repubbliche giacobine, la riscossa dei Sanfedisti del Cardinale Ruffo e quella dei sanfedisti di Oria finita nel sangue, le lotte intercorse tra sostenitori filo borbonici e sostenitori filo sabaudi al tempo dell’Unità d’Italia, il primo e il secondo brigantaggio, la Prima Guerra mondiale...».

Ovvio, quindi, che dietro gli avvenimenti ci siano gli uomini ed ecco perchè il prof. D’Amico ha delineato il ruolo di numerosi personaggi da Quinto Mario Corrado, a Giovan Bernardino Bonifacio, da Vincenzo Corrado a Francesco Milizia, a due santi che hanno avuto rapporti con la comunità oritana quali San Giustino de Jacobis e Sant’Annibale Maria di Francia, fino ai più vicini a noi «il poeta-soldato Luigi Corrado, il capitano medaglia d’oro, Orlando De Tommaso, il poeta-sarto Antimo Baldari». E nel parlare della chiesa oritana ecco i vescovi Bovio e Labanchi e Kalefati, fino ai più vicini Alberico Semeraro ed Armando Franco.

Nel completare la sua storia in due volumi, opportunamente, l’autore ha manifestato i suoi debiti e le sue riconoscenze verso quanti hanno sostenuto le spese dell’opera (la Reale Mutua di Ferruccio e Marco Calò e il “Credito Cooperativo di Erchie”), verso quanti in qualche maniera l’hanno quasi obbligato a scrivere (gli Uditori dell’Università popolare oritana), verso chi (la consorte) gli ha concesso il tempo per la redazione, rinunziano o procrastinando impegni di famiglia. A lavoro concluso però, e pagari i «debiti», il prof. D’Amico a buon diritto può vantare un credito decisamente più ampio: quello nei confronti dei suoi concittadini e di quanti - per i più diversi motivi - hanno bisogno di un approccio documentato alla storia ultramillenaria della comunità oritana.

a. scon.

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