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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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Maestro norvegese

Con «Alfabeto»
torna a Brindisi
Rolf Lislevand

Maestro norvegese

Con «Alfabeto» torna a Brindisi  Rolf Lislevand

BRINDISI - Sarà lo specchio d’acqua prospiciente una delle zone più antiche e belle di Brindisi, l’area «Sciabiche», che s’affaccia sulle acque del porto interno sulle quali si riflettono disseminate le luci, ad essere lo splendido scenario di «Alfabeto», concerto in programma questa sera, alle 21, nei pressi di porta Thaon De Revel.

È l’ottavo appuntamento del «Barocco Festival Leonardo Leo», giunto quest’anno alla sua XX edizione per continuare a esplorare l’orizzonte musicale della Scuola Napoletana del Settecento.

Lo scivolo di alaggio delle tipiche barche da pesca farà da speciale palcoscenico alle esecuzioni dell’«Ensemble Kapsberger»,diretto dal celebre liutista etiorbista originario di Oslo, Rolf Lislevand, dedicate al tema delle «diminuzioni», cioè piccole variazioni (spesso non scritte) che gli autori rinascimentali apportavano per abbellire la melodia.

Il titolo «Alfabeto» è ripreso da uno dei brani in programma ma l’anima del concerto è racchiusa nelle «diminuzioni, divisioni o glosse», ossia una delle invenzioni del Rinascimento.

Tecnicamente significa abbellire, trasformare una melodia in una molto più elaborata nell’idea che la stessa rimanga impressa nella mente di chi la ascolta. Nel periodo dal tardo Rinascimento fino al barocco, l’uso degli ornamenti e degli abbellimenti contribuiva spesso a formare un tessuto strumentale e vocale diverso da quello scritto e diverso anche da un’esecuzione all’altra. Così, gli ornamenti erano considerati «affetti», destinati cioè a commuovere gli animi.

Ogni esecuzione presupponeva sempre la presenza di un elemento di creazione spontanea, cioè l’aggiunta di abbellimenti improvvisati da parte degli esecutori, senza la quale la resa dell’esecuzione non poteva nemmeno considerarsi compiuta.

Questi abbellimenti erano considerati il banco di prova di ogni strumentista (e cantante) e davano ai virtuosi dell’epoca la possibilità di lasciare un’impronta personale alle loro esecuzioni di brani conosciuti. È tra l’altro un approccio che vive tuttora nel mondo della musica leggera, ma soprattutto nel jazz.

La pratica degli abbellimenti è diventata nel tempo una nuova forma d’arte fino a rendere strumentale la composizione originale: l’arte della diminuzione ha cambiato in modo sensibile la vita degli strumenti a pizzico, sotto la spinta dei musicisti di liuti che desideravano suonare una reale melodia sul loro strumento.

A Brindisi torna così l’«apocalittico» musicista norvegese, considerato il più grande interprete di tiorba al mondo.

Da quest’angolo privilegiato del Mediterraneo mancava dal 3 settembre di due anni fa, un approdo che ha ispirato il genio di poeti e scrittori, e che riporta alle atmosfere evocate da Eugenio Montale nel poemetto «Mediterraneo», alla capacità unica del mare di rimanere sempre lo stesso, pur mutando continuamente d’aspetto.

Una prerogativa comune alla musica e alla sua infinita bellezza, alla capacità di parlare all’anima attraverso sfumature e colori che cambiano e si scambiano tra generi e interpretazioni.

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