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Medicina, nove scuole a rischio
«È una bocciatura annunciata»

Il preside Gesualdo: in passato si è pensato più alla cattedre che alla formazione

Medicina, nove scuole a rischio «È una bocciatura annunciata»

Enrica D’Acciò

Mancano i docenti e ben 9 scuole di specializzazione di medicina dell’università di Bari sono a rischio chiusura. Secondo l’osservatorio nazionale della formazione medica specialistica, che ha svolto l’indagine per conto del ministero della Salute e del ministero dell’Istruzione, 135 scuole, in tutt’Italia, non potranno essere più accreditate per la «non aderenza ai livelli minimi»: fra le défaillance accertate, spazi inadeguati, assenza di laboratori dedicati, bassi standard di assistenza negli ospedali ma anche scarse performance per l’attività scientifica dei docenti.

Nella lista nera sono finite le scuole baresi di cardiochirurgia, chirurgia maxillo-facciale, chirurgia pediatrica, neurochirurgia, medicina termale, farmacologia e tossicologia clinica, radioterapia, biometria, audiologia e foniatria. Accusa il colpo ma rilancia il preside della scuola di Medicina dell’università di Bari, Loreto Gesualdo: «Occorre ripensare le scuole di medicina, pensando meno alle cattedre e più alla qualità della formazione. Certo, fa rabbia perdere alcune scuole ma è necessario che le scuole di specialità diventino più serie, siano valutate secondo standard di qualità elevati. È importante che i nostri specializzandi abbiano gli spazi giusti, i tutor giusti, il giusto supporto». Gesualdo precisa: «Le notizie diffuse, al momento, sono ufficiose e non ufficiali. Sappiamo però da tempo che alcune delle nostre scuole rischiano di perdere l’accreditamento».

Il problema maggiore, il reclutamento dei docenti. «Con il blocco del turn over, tutti i professori andati in pensione negli ultimi anni non sono stati sostituiti ma, per essere accreditata, ogni scuola deve avere minimo due docenti di seconda fascia». Questo spiega perché la mannaia ministeriale potrebbe colpire, indistintamente, gli atenei del nord e del sud. «Sono a rischio anche blasonate scuole del nord, il che conferma che è un problema comune, diffuso in tutt’Italia».

Alcune delle scuole di specialità baresi che rischiano la chiusura non hanno sede amministrativa a Bari. «Sono le cosiddette scuole aggregate. Cardiochirurgia, per esempio, era aggregata alla scuola di cardiochirurgia di Ancona. In base ai nuovi parametri nazionali, anche le scuole aggregate avrebbero dovuto dimostrare di essere autonome. Sapevamo già di non essere autosufficienti, di avere delle criticità su molte di queste scuole». Si corre quindi ai ripari. Già nelle prossime settimane, saranno banditi concorsi per cardiochirurgia e neurochirurgia: «un programma di reclutamento serio, d’intesa con il rettorato, per garantire il mantenimento di queste due scuole». Più a rischio, invece, chirurgia pediatrica e radioterapia «Servono ulteriori fondi - dice Gesualdo -. Speriamo che la Regione e l’università garantiscano ulteriori investimenti».

Per il momento, nulla cambierà per gli specializzandi iscritti: i corsi attivi andranno in estinzione mentre non sarà più possibile frequentare le scuole per i prossimi anni. La stima, secondo Gesualdo, è di 24 mesi. «Occorre ripartire con una programmazione seria - dice -, con un organico piano di reclutamento per ogni singola scuola di specializzazione. Possiamo metterci in carreggiata già nei prossimi 24 mesi, riaprendo tutte le scuole che non dovessero ottenere adesso l’accreditamento. Abbiamo però la necessità di aderire a criteri di qualità che rendano le nostre scuole più attraenti, più efficienti. E anche più sostenibili. In passato, c’è stato un proliferare di cattedre, senza una programmazione seria. Adesso occorre fare una valutazione rigorosa, anche in base alle risorse interne a disposizione. Ogni scuola deve avere ben chiara la propria vision e la propria mission ed è bene che venga valutata in base alla qualità che offre».

Nessuna bocciatura, dunque, per le scuole di medicina baresi? «Al limite - risponde il preside di Medicina - è stata bocciata tutta l’università italiana. Personalmente, aspetto i report ufficiale. I dati forniti al momento sono solo un campanello d’allarme e tutti coloro che dovranno chiudere le scuole dovranno fare una riflessione su questo».

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