Giovedì 15 Novembre 2018 | 07:33

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giuseppe grottola, Il poliziotto ciclista

«Da Taranto a Capo Nord
la mia avventura in bici»

«Da Taranto a Capo Nord  la mia avventura in bici»

di Francesco Casula

TARANTO - «Si lo rifarei, nonostante la fatica e la lontananza della famiglia e della mia terra perché è stata l’occasione di sentire la libertà addosso». Quasi 4mila chilometri in 31 giorni. Strade e paesaggi di ogni tipo: dal profumo del mare delle strade che costeggiano l’Adriatico fino ai panorami lunari della Norvegia. Un viaggio in bicicletta da Taranto fino a Capo Nord, punta estrema dell’Europa settentrionale. «È stata un’emozionante sfida con me stesso: non una competizione per migliorare la prova di qualcun altro, ma la volontà di in gioco ogni giorno contando esclusivamente sulle proprie gambe e la propria testa».

Sorrisi e timidezza. Giuseppe Grottola, 53enne vice sovrintendente della Polizia di Stato, riavvolge il nastro della sua coraggiosa avventura. È il primo ciclista a essere partito da Taranto e ad aver raggiunto Capo Nord: «In realtà - confessa alla “Gazzetta” - l’ho scoperto dopo che ero il primo, ma questo non cambia il senso del viaggio. Non sono partito per mettere un record, semplicemente partire da casa e arrivare alla punta d’Europa mi affascinava». In passato si era già messo alla prova, ma mai su una distanza così grande.

Sulla bici ha portato il minimo indispensabile: completi da ciclista, un giubbotto per la pioggia e poco altro. È partito il 3 giugno scorso dalla Questura percorrendo in media 120 chilometri al giorno: «In alcune giornate anche 170. Partivo alle 8 e pedalavo per circa 9 o 10 ore. La tappa più dura? Forse i primi giorni per via della febbre o addirittura l’ultima per arrivare a Capo Nord anche se è stata di soli 32 chilometri ma con un dislivello di 900 metri». Ha percorso l’Adriatica e poi passando per Venezia è giunto al valico del Brennero per poi pedalare sulle strade dell’Austria e della Germania. Da Lubecca un traghetto lo ha portato a Helsinki: «E’ stato l’unico tratto percorso senza usare la bici». Ha attraversato tutta la Finlandia e poi gli ultimi 300 chilometri in Norvegia fino alla destinazione finale.

Un viaggio che tecnicamente divide in due parti: il primo tutto italiano con strade difficili e occhi sempre vigili a guardare le auto che passavano accanto e il secondo dal Trentino in poi con un vero percorso ciclabile, parallelo alle autostrade. A sostenerlo c’erano tutti gli amici e colleghi: attraverso la pagina Facebook «Taranto North Cape» Giuseppe pubblicava quotidianamente foto e video per raccontare il viaggio. Il suo quartiere generale, però, è rimasto a casa: da lì sua moglie Raffaella prenotava le strutture per riposare. «La sa una cosa? Sulle strade ciclabili degli altri Paesi europei c’erano i “bicigrill” con ristoranti, bar e una servizi di per chi era in viaggio sulle due ruote: sarebbe davvero bello se in una terra devastata dall’inquinamento cominciassimo a investire sulla mobilità sostenibile. C’è un’economia che si muove intorno e forse non ci vuole molto: basterebbe iniziare dalle piste ciclabili. Quella che da Taranto porta a San Vito, ad esempio, non è fatta male. Anzi, bisognerebbe ripulirla più spesso». Sarebbe per questa terra l’inizio di un nuovo viaggio. Certamente bello quello di Giuseppe, il poliziotto ciclista che ha sfidato se stesso e ha vinto.

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