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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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il giorno più lungo

Matera e la Bruna
è festa di popolo

festa delle Bruna a Matera

Il 2 luglio è il giorno più lungo per i materani. Si spegne con gli ultimi fuochi d’artificio nel cuore della notte e inizia all’alba. Un’alba che già con la tradizionale Processione dei Pastori evoca storie antiche, suggestioni che vengono da lontano, come l’origine della festa, avvolta da leggende e dal sottile fascino del mistero giunto fino i giorni nostri. Non è possibile arrivare alle sue radici più profonde per mancanza di fonti scritte. I più antichi documenti scritti che parlano del 2 luglio e della Madonna della Bruna risalgono al 1530. Prima di questa data niente. In particolare, questa devozione viene associata all’edificazione della Cattedrale, costruita su un vecchio tempio benedettino dedicato a Sant’Eustachio. I lavori iniziarono intorno al 1226 e terminarono nel 1270. Ma l'appellativo Bruna inizialmente non esisteva perché quando si parlava di Cattedrale l'indicazione solita era Santa Maria, come si evince da un atto notarile già nel 1277. Ancora nel 1318, in un atto del connestabile dell’epoca, si fa riferimento a Santa Maria dell’Episcopio. Secondo lo storico Marcello Morelli, l’intitolazione alla Madonna della Bruna iniziò a diffondersi solo dopo il 1380.

Stessa cosa per quanto riguarda l’origine del rituale strappo del carro trionfale in piazza. La spiegazione popolare non è male. Il rito dell'iniziazione, il coraggio dell'assalitore è una sorta di garanzia testimoniata dalla reliquia «conquistata»: funzionerà come amuleto contro il male fino alla festa successiva. Legati ai cicli delle stagioni, per i contadini il nuovo anno iniziava il 3 luglio. Una sfida lunga 365 giorni simboleggiata dall'eterna nascita e morte rituale. Il carro si strappa per provare a farne uno migliore l'anno successivo, così, il tempo non scorre in modo irreversibilmente lineare e, nel suo ciclico ritorno, è percepito meno oppressivo.

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