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Vittima della burocrazia

Bari, senza lavoro da 21 anni
disabile beffato alla «chiamata»

Ha ricevuto una lettera di assunzione ma da un anno lo rimpallano da un ufficio all'altro

Bari, senza lavoro da 21 annidisabile beffato alla «chiamata»

NINNI PERCHIAZZI

Ventuno anni di attesa per un posto di lavoro fantasma. È la singolare storia di Vitantonio Colaianni, classe 1974, iscritto agli elenchi del cosiddetto «collocamento obbligatorio» nel 1995 - nella lista disabili -, che la scorsa estate si è visto recapitare una ormai inattesa lettera di assunzione. Salvo poi scoprire che l’agognato posto di lavoro, tuttora, non è disponibile. Il motivo? Tra rimpalli tra uffici e scarichi di responsabilità, al momento è un mistero ancora irrisolto. E intanto, tra Centro per l’impiego e Ispettorato del lavoro, la pratica si è smarrita.

Ma andiamo per gradi. A luglio scorso, Colaianni riceve la lettera dell’ufficio collocamento con cui gli viene comunicato l’avviamento al lavoro con «chiamata numerica» (un evento più unico che raro) per la mansione di «addetto al servizio mensa» presso un’azienda - la Gesa Srl - la cui sede è al centro commerciale Baricentro a Casamassima. «Meno male a Gesù, ho pensato quando ho aperto la lettera», rivela Colaianni. Però la gioia dura poco, mentre attesa e andirivieni da uffici e dalla sede dell’azienda stessa, continuano a susseguirsi da allora.

Infatti, a settembre 2016, dopo due mesi di silenzi, lo sfortunato protagonista della vicenda viene invitato dall’azienda a presentarsi, ma della firma del contratto nemmeno l’ombra. «Mi dissero che mi avrebbero chiamato, salvo poi mandarmi una comunicazione con cui mi informavano circa la sospensione della mia assunzione a causa di non meglio precisati lavori di ristrutturazione - spiega ancora Colaianni -. Al Centro per l’impiego poi, oltre a declinare ogni responsabilità, mi hanno suggerito che ormai l’unica via era quella della denuncia a carico dell’azienda, tramite l’Ispettorato del lavoro». Opzione che Colaianni decide di sfruttare. Anche in questo caso il risultato è il silenzio.

«All’Ispettorato del lavoro non c’era traccia di alcuna documentazione cartacea né digitale, salvo poi comunicarmi che la pratica di denuncia ha anche un codice, da citare in caso di richiesta di informazioni», dice. «Ciò che resta è nulla: non ho risposte da quasi un anno, ma soprattutto non ho un lavoro. È tutto paradossale», aggiunge sconsolato.
anmic«Noi disabili abbiamo le spalle scoperte, quando sorge un problema tutti si scansano e di fatto nessuno ci tutela», si sfoga il signor Colaianni, che ha quindi deciso di rivolgersi all’associazione disabili Anmic di cui è presidente Michele Caradonna.

«È una storia, come molte, complessa perché i ruoli e le responsabilità dei processi decisionali e comunicativi non sono chiari o non vengono rispettati» afferma Caradonna, per poi aggiungere: «La normativa a tutela delle persone disabili viene ancora recepita dalle istituzioni come un obbligo e in questa logica è facile sbagliare. La normativa dovrebbe solo essere di supporto a una prospettiva più ampia nella quale progettare i servizi per il cittadino, che comprenda tutti».
E conclude. «Al sig. Vitantonio vanno date delle risposte anche per rispetto verso la persona, illusa di aver finalmente trovato un lavoro. Ma la questione va chiarita anche a livello burocratico. Esiste un avvio al collocamento obbligatorio che è stato disatteso da un anno, le motivazioni per cui la situazione non si è ancora risolta vanno accertate».

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