Venerdì 07 Agosto 2020 | 13:59

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4 e mezzo per la notifica

Quando la «macchina» non funziona. Un processo per violenza sessuale sul filo della prescrizione per quell'atto in ritardo

giustizia a Potenza

di GIOVANNI RIVELLI

POTENZA - Meno di un anno per presentazione del ricorso, celebrazione del processo di appello e emissione della sentenza, quattro anni e mezzo per la notifica del provvedimento. È il paradosso di una Giustizia lumaca e inefficiente quello che investe un brutto caso di violenza sessuale su una ragazza minorenne che si sarebbe verificato nel Materano a inizio del 2005 e che, nonostante indagini e processo in tempi accettabili, rischia ora di finire in prescrizione.

È una storia molto brutta quella che secondo i giudici dei due primi gradi di giudizio si sarebbe verificata oramai 12 anni e mezzo fa: una ragazza chiusa in una macchina, minacciata, portata in una zona isolata, spogliata con al forza e costretta a subire ripetuti rapporti sessuali da un ragazzo otto anni più grande di lei. Fatti che, a fine 2011, sono stati sanzionati dal collegio penale di Matera con una condanna a cinque anni e mezzo di reclusione. Una pena che porterebbe l’imputato in carcere, non essendo applicabile la sospensione condizionale della pena, e contro cui lo stesso ha ricorso in Appello. E qui la Giustizia ha mostrato il suo volto efficiente. Perché tra deposito delle motivazioni della sentenza di primo grado (nel termine di 45 giorni), termine di proposizione del ricorso, (altri 45) fissazione dell’udienza di Appello, svolgimento del processo e lettura del dispositivo di sentenza tutto si è compiuto in 357 giorni. Siamo a meno di sette anni dai fatti oggetto del processo che, in base alla norma in vigore in quel momento, si prescrivevano dopo 12 anni e mezzo (termine aumentato solo a fine 2005). Anche la (probabile in questi casi) eventualità di un ricorso in Cassazione sembrava non lasciare aperta la possibilità che il processo potesse cadere in prescrizione. Ma per il ricorso in Cassazione (anche qui un diritto dell’imputato) ci sono i soliti passaggi, vale a dire i termini di deposito e notifica della sentenza integrale, quindi con le motivazioni incluse (in udienza è letto il solo dispositivo) e quelli di proposizione del ricorso. Ma qui tutta l’efficienza mostrata nel procedimento di infrange sulla notifica.

Il provvedimento datato fine 2012 risulta depositato in cancelleria il 13 marzo scorso e notificato appena qualche giorno fa, quando (ulteriore paradosso) il presidente della corte che lo ha pronunciato e redatto è oramai in pensione. Da questa ultima data decorrono i termini (45 giorni) per il difensore per proporre l’eventuale ricorso in Cassazione dove dovrà essere fissata la relativa udienza. Non considerando eventuali termini di sospensione, per il deposito del ricorso siamo a pochi giorni dai 12 anni e mezzo, per la celebrazione dell’udienza oltre, con ogni probabilità anche considerando eventuali termini di sospensione. Se il ricorso non dovesse essere rigettato come inammissibile (sia pure per aspetti marginali), quindi, potrebbe esserci la prescrizione. La prescrizione incombe. La macchina della Giustizia ha un altro caso su cui interrogarsi.

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