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esposto alla Procura

Infiltrazioni di acqua al Perrino di Brindisi

di STEFANO LOPETRONE

SQUINZANO - In coma da oltre un mese in seguito ad un’operazione chirurgica rivelatasi più difficoltosa del previsto. La vita di una donna di Squinzano è appesa a un filo, dopo un intervento di ginecologia nell’ospedale «Perrino» di Brindisi: oltre sette ore in sala operatoria per l’asportazione dell’utero e anche per «recuperare» uno strumento chirurgico «dimenticato» nel corpo della paziente. L’esposto della famiglia, con tanto di richiesta di sequestro della cartella clinica e della documentazione medica in generale, è giunto sul tavolo della procura di Brindisi.

La signora, 70 anni ex insegnante di scuola superiore ora in pensione, è stata ricoverata per disturbi all’apparato riproduttivo interno. Dopo una serie di accertamenti ed esami (ecografie, isteroscopia e risonanza magnetica), l’equipe medica del reparto di Ostetricia e ginecologia ha deciso di intervenire con un’istero-annessiectomia, ossia l’asportazione dell’utero, con la tecnica della laparoscopia. La donna alle 8.40 del 24 marzo ha lasciato la sua stanza d’ospedale per raggiungere la sala operatoria. La prima incisione chirurgica è stata eseguita alle 10.50, dopo due ore di attesa, dovute probabilmente all’indisponibilità del letto operatorio, nonostante l’intervento fosse in programma come il primo della mattinata. Alle 17.40, nove ore dopo l’arrivo in sala e 7 ore dopo l’inizio dell’intervento, la signora è tornata in camera. L’intervento, stando alla denuncia formulata sulla base delle notizie recuperate dalla dirigenza medica dell’ospedale, è stato effettuato in laparoscopia e si sarebbe protratto così tanto per «difficoltà tecniche nell’operazione chirurgica» ed anche perché, al termine dell’intervento gli operatori della sala operatoria si sono accorti della perdita di un manipolo (parte di uno strumento chirurgico), poi recuperato dal corpo della donna. Nonostante gli ostacoli, l’operazione si è conclusa con la paziente tenuta in osservazione per mezz’ora. Intorno alle 17, la professoressa si è svegliata ed a quel punto è tornata in stanza.

Giunta in camera, la paziente ha scambiato poche parole con i parenti, costretti poi ad uscire dalle infermiere, per il cambio delle lenzuola. Il sollievo dei congiunti è diventato presto terrore: dal corridoio hanno sentito le urla delle operatrici, che tentavano di sollecitare la paziente, ormai senza coscienza. Il massaggio cardiaco ha ripreso «per i capelli» la vita della signora, poi immediatamente trasferita in Rianimazione. Da allora è in coma. Oggi è ospitata nella clinica Villa Verde.

Secondo i medici l’arresto cardio-circolatorio sarebbe stato causato da una pregressa brachicardia, ma secondo la famiglia la donna non aveva mai sofferto di patologie cardiache. La denuncia, presentata dall’avvocato Maria Argia Russo per conto del figlio della paziente, intende fare chiarezza sulle cause dell’allungamento dei tempi dell’intervento di istero-annessiectomia e dell’arresto cardio-circolatorio.

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