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BARI - La Regione riaprirà il fascicolo del dottor Giorgio Giovanni Cezza, il medico di base di Maglie che si oppone alle vaccinazioni e dal 2009 non partecipa alle campagne anti-influenzali ritenendo i vaccini «una procedura potenzialmente pericolosa». E la Asl di Lecce ha annunciato una nuova verifica sull’operato del professionista, che lo scorso anno era stato deferito alla Collegio arbitrale regionale dove era stato «assolto» per «non aver sostanzialmente causato danno specifico all’utenza».

Ieri, dopo che la «Gazzetta» ha raccontato la storia di Cezza, la Regione e la Asl hanno fatto sapere che la questione verrà esaminata da capo. Alla luce del nuovo piano nazionale di vaccinazione, spiegano fonti regionali, esistono una serie di obblighi relativi alle varie campagne che non possono essere disattese.

Stesso discorso per la Asl di Lecce, dove la campagna vaccinale 2016-2017 ha raggiunto una copertura del 55% contro un obiettivo del 70%. Un risultato più basso delle attese che ha comportato una serie di problemi, sia in termini organizzativi, sia in termini di costi. Per far fronte al boom dell’influenza nei mesi invernali, la Asl ha ad esempio dovuto aprire un nuovo reparto dedicato al «Fazzi» di Lecce, senza contare il maggior consumo di farmaci (antibiotici in testa) per far fronte alle cure. Il dottor Cezza - che lo scorso anno aveva effettuato zero vaccinazioni, «delegando» a un collega quelle sui pazienti che non accettavano i suoi consigli di utilizzare approcci alternativi - quest’anno ne ha effettuati 20, restituendo altri 30 vaccini. La Asl intende però procedere ad una verifica approfondita: chiamerà i pazienti che risultano essere stati vaccinati dal medico di base di Maglie per farsi confermare l’avvenuta somministrazione.

Nelle controdeduzioni inviate alla Regione dopo la prima contestazione della Asl, Cezza si proclama seguace della teoria psico-neuro-endocrino-immunologia (Pnei), basata sugli studi degli americani Ader e Felten: una teoria senza alcuna validità nella scienza ufficiale (non ci sono pubblicazioni su riviste «vere»). «Tra i numerosi eventi che rendono disfunzionale il sistema Pnei, e in particolare il sistema immunitario - ha scritto Cezza -, le vaccinazioni di ogni tipo rappresentano l’evento più importante perché esse stimolano direttamente la reazione linfocitaria con produzione di grandi quantità di anticorpi in assenza di agente patogeno specifico, innescando fortemente il processo della immuno-mediazione con conseguente generazione di malattie croniche o peggioramento di quelle già in atto». «Io non ho mai messo in dubbio l’efficacia delle vaccinazioni - ha aggiunto il medico -, anzi è proprio la loro indiscussa efficacia nello stimolare la risposta immunitaria a determinare la immuno-mediazione con tutte le conseguenze utili e dannose».

La Asl di Lecce ha però contestato a Cezza che «anziché promuovere attivamente la vaccinazione antinfluenzale (così come previsto dagli organismi sanitari nazionali ed internazionali), orienta indirettamente verso trattamenti alternativi la cui efficacia nella protezione dal virus dell’influenza non è scientificamente provata». E dunque, secondo il direttore generale Silvana Melli e il direttore sanitario Antonio Sanguedolce, «risulta di palese evidenza la gravità del comportamento assunto, sia in relazione alla salute del singolo paziente che si vede rifiutare la somministrazione del vaccino antinfluenzale la cui efficacia nella riduzione della mortalità da influenza è riconosciuta dalla comunità medico scientifica mondiale o, ancor peggio, che viene convinto che le cure alternative possano impedire l’infezione del virus dell’influenza». Ora, dunque, il caso verrà riaperto.

m.scagl.

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