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inventore di casarano

Quel mini-eolico non funziona
condannato imprenditore
dal "prodigioso" brevetto

Gianluigi Parrotto

Gianluigi Parrotto e la sua turbina

CASARANO (LECCE) - Il tribunale «smonta» la prodigiosa miniturbina eolica. Nell’occhio del ciclone è finita la «GpRenewable», azienda fondata dal giovanissimo imprenditore di Casarano Gianluigi Parrotto. La sua invenzione è geniale, oppure, come sostengono gli scettici, è una «bufala»?

Quando aveva solo diciotto anni, grazie alla sua intraprendenza, questo giovane salentino ha concretizzato l’idea di progettare, produrre e commercializzare dispositivi per la produzione di energia da fonti rinnovabili accessibili alle famiglie. Così è nata la miniturbina eolica domestica totalmente made in Italy: un’invenzione lanciata con grande eco a livello nazionale e internazionale, che a quanto pare ha raccolto attorno a sé investimenti milionari. La storia del baby-imprenditore e della sua start-up è stata esaltata anche da seguitissimi programmi televisivi delle reti nazionali, e la miniturbina è arrivata a conquistare numerosi investitori esteri.

Descritto così, sarebbe un trionfo del made in Italy che dimostra come con le idee giuste e con l’intraprendenza si possa trovare la strada per affermarsi anche nel profondo Sud. Su questo successo, però, getta un’ombra la sentenza pronunciata dal Tribunale di Lecce e, nello specifico, dal giudice onorario Alessandro De Lorenzi. Un cittadino di Ugento, che sulla terrazza della sua abitazione aveva fatto installare un impianto minieolico prodotto dall’azienda casaranese, ha ottenuto la risoluzione del contratto e la condanna della società alla restituzione della somma pagata per l’installazione dell’impianto (poco meno di 14mila euro). Motivo della decisione: il consulente tecnico del tribunale, monitorando la miniturbina, ha accertato che non produceva energia elettrica.

La sentenza prende in esame l’articolata relazione redatta dall’ingegnere incaricato dal giudice di verificare il corretto funzionamento dell’impianto. Relazione dalla quale emergono «difetti di costruzione ed assemblaggio» della macchina. Il tecnico ha rilevato che «la produzione di energia elettrica prodotta dall’impianto fotovoltaico, per come è stato realizzato il collegamento nel quadro di interfaccia, viene erroneamente contabilizzata da entrambi i contatori»: insomma, a causa di un errato cablaggio, il contatore dell’impianto eolico contabilizzava l’energia prodotta dall’impianto fotovoltaico già esistente, senza in realtà produrne di propria.

Ma le anomalie riscontrate dal tecnico e riprese dal giudice sono anche altre: si va dal «mancato completamento del collegamento con la rete elettrica dell’inverter» alla «dispersione elettrica verso terra degli avvolgimenti», dal «cablaggio del quadro elettrico eseguito senza il rispetto delle norme Cei» all’«errato posizionamento della macchina», per arrivare al mancato avvio dell’impianto alla velocità dichiarata. «Messo in esercizio dal ctu dal 27 luglio al 30 agosto del 2016 - sentenzia il giudice - “il suddetto impianto non ha prodotto energia”».

Quello di Ugento è solo un caso isolato? Impossibile dirlo al momento. Certo è che già in passato qualcuno in rete aveva sollevato dubbi sull’effettiva utilità di impianti simili. E, come spiega l’avvocato Angelo Dino Giaccari, legale del cittadino che ha vinto in Tribunale contro la società, sono numerose le cause simili pendenti presso il Tribunale di Lecce.

Pierangelo Tempesta

La replica: «Turbina malfunzionante? Non ha nulla a che fare con quelle che brevetto io»

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Commenti all'articolo

  • junp75

    26 Aprile 2017 - 09:09

    il "sospetto" che non funzioni???? Sono anni che tecnici e addetti del settore segnalano l'impossibilità delle prestazioni millantate, puntualmente aggrediti dalla schiera di fans del "genio del vento" che li accusano di essere invidiosi, di voler tarpare le ali ad un ragazzo prodigio etc solo perchè fomentati dalla stampa che non si informa minimamente prima di pubblicare qualche articolo....

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