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Il dottore di Maglie
che nega i vaccini

Un medico di famiglia: «Sono pericolosi». La Regione non lo sanziona: «Non è grave»

Il dottore di Maglie  che nega i vaccini

di MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - A Maglie c’è un medico di base che dal 2009 si rifiuta di partecipare alle campagne vaccinali perché ritiene i vaccini pericolosi: lo ha messo per iscritto, invitando i suoi colleghi a partecipare «a un processo di rinnovamento della medicina». E la Regione, cui il caso è stato sottoposto dalla Asl di Lecce proprio in virtù della mancata partecipazione alla campagna 2015-2016, ritiene che si tratti di una infrazione «di lieve entità» ed ha pilatescamente deciso di non adottare alcun provvedimento. E così questo medico continua a prospettare ai suoi pazienti le sue teorie, ed a non somministrare i vaccini antinfluenzali: quest’anno, dopo una dura diffida della Asl, ne ha ritirati 50 e ne ha effettuati appena 20.

Il dottore si chiama Giorgio Giovanni Cezza, e si proclama un seguace di una teoria che si chiama psico-neuro-endocrino-immunologia (Pnei), basata sugli studi degli americani Ader e Felten: sulla validità di questa teoria, si legga l’intervista qui accanto. Ebbene, il dottor Cezza (che la «Gazzetta» ieri ha cercato in studio, invano) ha messo nero su bianco alla Regione - in una lettera del 30 novembre 2015 - i motivi per i quali si oppone ai vaccini: «La mia scienza e la mia coscienza - ha scritto - mi impediscono di eseguire ai pazienti una procedura potenzialmente pericolosa per la loro salute e la loro vita. Se lo facessi verrei meno ad un preciso e grave obbligo morale di medico, anzi non sarei affatto medico. Questi assistiti si ammalano di più con maggior ricorso alla ospedalizzazione». Secondo Cezza, «il fenomeno biologico della immuno-mediazione costituisce la causa vera delle malattie croniche di qualsiasi tipo»: «Tra i numerosi eventi che rendono disfunzionale il sistema Pnei, e in particolare il sistema immunitario, le vaccinazioni di ogni tipo rappresentano l’evento più importante perché esse stimolano direttamente la reazione linfocitaria con produzione di grandi quantità di anticorpi in assenza di agente patogeno specifico, innescando fortemente il processo della immuno-mediazione con conseguente generazione di malattie croniche o peggioramento di quelle già in atto». Insomma, i vaccini farebbero male: «Io non ho mai messo in dubbio l’efficacia delle vaccinazioni - è il caveat finale -, anzi è proprio la loro indiscussa efficacia nello stimolare la risposta immunitaria a determinare la immuno-mediazione con tutte le conseguenze utili e dannose».

Il dottor Cezza non è uno strutturato, ma un convenzionato. Il caso è dunque stato discusso davanti al Collegio arbitrale regionale che si occupa delle violazioni al contratto dei medici di famiglia in cui è previsto l’obbligo di partecipare alle campagne vaccinali. Cezza - secondo la Asl - si sarebbe invece rifiutato, inviando i suoi pazienti che volevano vaccinarsi presso un altro collega e partecipando «iniziative che sono in netto contrasto con le finalità aziendali (della Asl, ndr) in materia di vaccinazioni anti-influenzali».

E cosa ha deciso la Regione? Ha deciso di lasciar perdere. Pur riconoscendo «l’effettività» delle violazioni al contratto, le ha definite «di natura occasionale e comunque di lieve entità per non aver sostanzialmente causato danno specifico all’utenza»: raccontare che i vaccini fanno male, secondo la Regione, non è dunque «un danno specifico». La vicenda si è dunque chiusa con una dichiarazione di «incompetenza a decidere» della Regione: ad irrogare la sanzione deve essere la Asl, che però può arrivare al massimo a una diffida.

E così è stato. Cezza - secondo la lettera firmata dal direttore sanitario della Asl, Antonio Sanguedolce - «orienta indirettamente verso trattamenti alternativi la cui efficacia non è stata provata», «rifiuta la prestazione» e «costringe [i pazienti] a rivolgersi altrove». La diffida ha avuto un minimo riscontro: venti vaccinazioni. La Asl sta dunque valutando se sottoporre il caso nuovamente al Collegio arbitrale o direttamente all’Ordine dei medici di Lecce, che pur a conoscenza degli atti finora non è mai intervenuto.

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