Foggia, «Io spazzacamino il mio lavoro vissuto sui tetti»

di ANNA LANGONE 

FOGGIA - Sarà che una festa come l’Epifania fa ancora sognare, o sarà la crisi che impone di risparmiare, ma dai tetti rispunta un antico mestiere: lo spazzacamino. Già, proprio l’omino con la spazzola di ferro e il viso coperto di fuliggine, che il Bert di «Mary Poppins» fa rivivere in eterno sullo schermo. Oggi lo spazzacamino non si reclamizza con il passaparola, ma affigge volantini con il suo cellulare e banner su internet. La poesia della professione è rimasta però intatta, come l’abitudine di tramandarsene i segreti di padre in figlio. Proprio come fanno Gerardo Aluisi, 67 anni e suo figlio Nicola, 37, che da qualche mese tengono in ordine molti comignoli foggiani. 

«Siamo di Lecce - dice Nicola - ma in Puglia di spazzacamini non ce n’è e così è stato necessario estendere la nostra attività anche a Bari e a Foggia». Partiti in sordina, sono bastati pochi volantini affissi dove capita a richiamare l’inte - resse dei clienti, vista l’esigen - za sempre più pressante di risparmio energentico, anche in materia di riscaldamento. «Con camini e stufe a pellet si risparmia molto - conferma Nicola Aluisi - è soprattutto la diffusione dei termocamini a richiedere la necessità di manutenzione professionale. Prima, quando il camino si accendeva una volta ogni tanto, ciascuno provvedeva alla buona a liberare il comignolo dalla fuliggine, ma con l’uso intenso, se i residui della combustione si accumula, scoppiano gli incendi». Senza trascurare la possibile presenza di nidi, uccelli e altri ostacoli nella canna fumaria che possono provocare vere tragedie. 

Ma com’è andar per comignoli oggi, fra paraboliche e tegole che sembrano parquet? «Il mestiere è sempre uguale - dice Nicola - utilizziamo la spazzola e gli altri strumenti dal basso per la pulizia della canna fumaria, oppure dall’alto per controllare il comignolo». La fuliggine c’è sempre e pertanto il volto e le mani annerite restano parte essenziale dell’aspetto e della divisa dello spazzacamino, insieme ad un cilindro nero ed alla tuta blu con bottoni dorati, che conferisce agli Aluisi (in arte Floriano, come il patrono degli spazzacamini) un’aria d’altri tempi. Forse, rispetto al passato, quando i comignoli erano sulle casette e non sui palazzi, l’imboccatura è più stretta e questo rende ancor più necessaria la professionalità del fumista. «Ma non potrebbe essere altrimenti - osserva Nicola Aluisi - i comignoli sono costruiti così stretti per evitare dispersioni di calore e garantire un maggiore risparmio energetico». 

Un’economia che, a volerla quantificare, fa spendere dal 30 al 50 per cento in meno rispetto al riscaldamento tradizionale, alimentato con il gas metano «E quest’anno il prezzo del petrolio è in calo - argomenta ancora Nicola - altrimenti il risparmio di del riscaldamento con camini e stufe sarebbe ancora maggiore». 
Lo spazzacamino come una delle professioni della crisi dunque, un’attività che sembrava del tutto archiviata, in tempi di termosifoni pannelli solari e che invece torna alla ribalta, come altri piccoli mestieri che nei paesini non sono mai tramontati. Chi non ha sentito, almeno una volta, il “bando” del riparatore di ombrelli? O dello stagnino che aggiusta le pentole? Oggetti che siamo abituati a gettare e ricomprare, ma che avrebbero una seconda vita con le adeguate riparazioni. Lo spazzacamino appartiene a questo mondo un po' dimenticato, sempre pronto però a soccorrere il mondo attuale che annaspa nelle ristrettezze create dagli sprechi.
Privacy Policy Cookie Policy