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ipotesi riapertura a rilanci

Ilva, ancora un mese
per scegliere la cordata

ROMA - Slittano di almeno un mese i tempi per decidere chi si aggiudicherà l’Ilva di Taranto, fino a ieri 'ecomostrò dei debiti, dei rischi ambientali e del precariato da cui gli investitori si tenevano alla larga, e oggi conteso fra due cordate con l’ipotesi - non confermata - secondo cui vi sarebbe persino la possibilità un’ulteriore fase di rilancio dopo la decisione dei commissari straordinari.

La relazione di Leonardo&co, l’advisor dei commissari chiamato a dare una 'fairness opinion' sulle due offerte, quella della cordata Acciaitalia e quella dei concorrenti di Am Investco Italy, era attesa per domani: un mese esatto dal 6 marzo, la scadenza per la presentazione delle offerte. Ad oggi, da fonti vicine al dossier trapela che quel report arriverà più in là.
Come spiega una fonte vicina al dossier, «non era un termine perentorio. Era una linea guida». C'è da fare l’esame dei documenti, del piano industriale e di quello ambientale. Una procedura che «sta richiedendo maggiore attenzione», e che farà slittare anche la fase successiva, quella in cui i commissari dell’amministrazione straordinaria del gruppo in dissesto sono chiamati a un’analisi comparativa delle offerte. Tanto più che c'è la Pasqua di mezzo.

E dunque «non si prevedono decisioni prima di fine mese», spiega una fonte vicina al dossier, quando inizialmente la scelta era attesa dopo Pasqua. Motivazioni anzitutto di natura tecnica: «è parso opportuno prendere più tempo. Occorre stare molto attenti», sottolinea un’altra fonte con riferimento alla necessità che la decisione su chi si aggiudicherà l’Ilva, con il suo groviglio di interessi finanziari, legali, strategici e occupazionali, sia legalmente inattaccabile.

Ma affiora anche un’altra ipotesi, cioè quella che sia in ballo un possibile rilancio anche dopo la decisione dei commissari. Da parte di una delle due cordate vi sarebbe stata richiesta in tal senso. Se tale richiesta possa essere accolta resta da vedere. Tecnicamente è tutto fissato in un decreto che andrebbe rivisto e dunque è una decisione politica, che non spetta ai commissari. Resta che il governo, e gli stessi commissari, sarebbero ben felici di un rilancio, per il quale potrebbero aprirsi spiragli soltanto evitando un contenzioso fra i due contendenti, i quali dunque dovrebbero essere d’accordo.

Maggiori risorse finanziarie attutirebbero gli impatti occupazionali e favorirebbero il risanamento ambientale dell’impianto di Taranto e il suo rilancio industriale, nodi su cui insistono i sindacati che entro una settimana vedranno il governo. E c'è da fare i conti con lo slittamento dei tempi per il rientro dall’estero degli 1,23 miliardi sequestrati ai Riva dalla Procura di Milano e ora destinati alla riqualificazione ambientale del sito di Taranto.

Nei giorni scorsi si era parlato dell’intenzione di Acciaitalia, la cordata composta dal gruppo indiano Jindal Southwest, Cassa depositi e prestiti, Delfin e Arvedi, di potenziare la sua offerta, inferiore di circa 600 milioni a quella della cordata di Arcelor ma più centrata sul rilancio industriale e ambientale (4 milioni di tonnellate da produrre abbandonando il carbone, con forni elettrici caricati con preridotto).

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