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La difesa chiederà la perizia psichiatrica

Neonata trovata morta
la madre resta in carcere
Silenzio nell'interrogatorio

Mamma infanticida a Monopoliavrebbe abbandonato altro bimbo

BARI - Resta nel carcere di Trani la 23enne di Castellana Grotte, Lidia Rubino, accusata dell’omicidio volontario della figlia neonata per averla abbandonata tra gli scogli di una spiaggia di Monopoli dopo averla partorita. La donna, assistita dall’avvocato Nicola Miccolis, è stata sottoposta questa mattina ad interrogatorio di convalida del fermo eseguito nei suoi confronti due giorni fa per un presunto pericolo di fuga in Albania, dove gli inquirenti baresi ritengono che stesse fuggendo. 

Dinanzi al gip del Tribunale di Bari Giulia Romanazzi e alla presenza del pm che coordina le indagini, Giuseppe Dentamato, ha scelto di non rispondere alle domande. Il giudice ha poi deciso di convalidare il fermo ed emettere una misura cautelare.

Nelle scorse settimane, sentita come persona informata sui fatti, aveva già confessato di aver partorito la figlia in spiaggia e averla abbandonata tra gli scogli, lo scorso 15 febbraio, dove è stata poi trovata da una coppia di turisti. Stando agli accertamenti medico-legali la bimba, nata al termine della gravidanza, era sana ma sarebbe morta nel giro di alcune ore anche a causa del freddo e dell’acqua del mare. Le indagini sulla vicenda, delegate agli agenti del Commissariato di Monopoli, sono tutt'altro che concluse e si stanno concentrando sulla individuazione di eventuali altre responsabilità, di coloro che potevano essere a conoscenza della cosa e che addirittura potrebbero aver aiutato la giovane madre.

Nei prossimi giorni la difesa depositerà un’istanza alla Procura Bari per una perizia psichiatrica. «Lidia, detenuta a Trani, al momento è molto provata dall’esperienza traumatica del carcere e non è nella condizione di poter offrire alcun contributo», ha dichiarato il legale dell’estetista. L’avvocato Nicola Miccolis annuncia «l'intenzione di garantire la massima collaborazione all’autorità inquirente, ma è necessario comprendere la reale condizione psicofisica della ragazza, affinché possa rendere dichiarazioni consapevoli nel rispetto dei suoi diritti». 

«Da un punto di vista difensivo - ha detto ancora il legale - ritengo necessario verificare se vi sia stato il coinvolgimento di altre persone in questa vicenda che, al momento, è ben lontana dall’essere chiara». Risulta inoltre documentalmente confermata, riferisce la difesa, la circostanza che circa tre anni fa la ragazza abbia avuto un altro parto e in quella occasione aveva anonimamente lasciato il bambino in ospedale, poi dato in adozione. «Smentisco che avesse intenzione di fuggire» ha concluso l’avvocato, spiegando così la richiesta al gip di scarcerazione della ragazza perché «il presupposto del pericolo di fuga all’estero non sussiste». Ma il gip ha deciso il contrario.

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