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la storia

Falso e truffa, assolti
finanzieri e veterinari

Dopo 8 anni, l'epilogo di una vicenda che ha dell'assurdo

Falso e truffa, assolti finanzieri e veterinari

Piero Argentiero

Assolti perché il fatto non sussiste due finanzieri e due veterinari accusati di falso e truffa a margine della morte di una unità cinofila (i cani-poliziotto) avvenuta qualche anno fa.

Accusa di falso perché i quattro imputati avrebbero fatto passare per visita domiciliare pagata 30 euro la visita in ambulatorio che costava all’epoca dei fatti - era il 2008 - 25 euro. Con un guadagno per i quattro di un euro e 25 centesimi a testa se le cose fossero andate secondo quanto sostenuto dall’accusa che aveva chiesto la condanna ad un anno di carcere a testa.

Ma il giudice monocratico Francesco Cacucci, ascoltato l’autore materiale del rapporto accusatore, ha accertato che si era trattato di un banale errore dovuto alla necessità di concentrare in poche righe l’evolversi dei fatti. E come detto ha assolto con formula piena i quattro imputati.

Gli assolti sono l’appuntato Dario Di Maggio, 45 anni, di Brindisi, in servizio presso la Compagnia di Pronto impiego, al quale era affidato il cane (difeso dall’avvocato Genoveffa Elisa Franza); Sandro Manca, 54 anni, di Monteroni di Lecce, istruttore cinofilo e comandante della Squadra antidroga e della operativa cinofila di Brindisi (avvocato Michele Reale), ora in pensione; Pierpaolo Consoli, 54 anni, di Brindisi, veterinario (avvocati Mario Guagliani e Giusi Santomanco), ed Elisabetta De Pascalis, 37 anni, di Brindisi, veterinaria che effettuò l’autopsia sul cane (avv. Giampaola Gambino).

Il cane deceduto era l’ausiliare A. D. Ges 2797, un gran bel pastore tedesco, che all’improvviso cominciò a star male. Secondo l’accusa non si sarebbe ripreso per colpa dei finanzieri. Secondo i difensori, tesi accolta dal giudice Cacucci, per cause naturali dato che aveva 11 anni e per un lupoide sono già tanti.

Il decesso avviene il 16 giugno del 2008. È un cane appartenente ad un corpo dello Stato, un ausiliario di polizia e quindi per la morte, come per ogni altro intervento, va stilato un rapporto. Il falso, secondo il capo di imputazione (titolare dell’inchiesta era il sostituto procuratore Savina Toscani), si consuma nel momento in cui i due finanzieri e il veterinario Consoli dichiarano che il cane è stato sottoposto a visita urgente presso la sede della Guardia di finanza. Mentre secondo il rapporto stilato dal brigadiere, cosiddetto terzo di pattuglia, sarebbero andati nello studio veterinario. La truffa perché si sarebbero appropriati di 5 euro.

Accade che quella mattina il finanziere entra nel box del cane e vede che sta male. Avverte immediatamente il maresciallo Manca che chiama Consoli. Una trentina di minuti e il veterinario è già al comando della Finanza. Il veterinario lo visita, fa una flebo, tranquillizza i finanzieri e va via dicendo loro di passare dall’ambulatorio per ritirare la prescrizione di farmaci. In serata il cane viene trovato morto. L’autopsia rivela che il cane aveva molti problemi di salute.

Dopo il decesso vengono sbrigate tutte la pratiche, compresi i vari rapporti. Mentre il maresciallo Manca provvede al pagamento della fattura di 30 euro del veterinario. Per un anno non si parla più del cane. Nel 2009 una lettera anonima (la prima di tre), inviata a ben sette destinatari differenti tra i quali la Procura, mette in moto la macchina giudiziaria. Viene ipotizzato il falso e la truffa. Si basa sulla nota di servizio che contrasta con le versioni degli altri. Nel corso dell’iter istruttorio però nessuno interroga il brigadiere. Cosa che avviene in sede processuale, dinanzi al giudice Cacucci, quando il brigadiere chiarisce che la visita era avvenuta a domicilio e lui aveva sintetizzato non pensando di trarre in inganno chi leggeva.

«Sono trascorsi tanti anni e non ci siamo arresi – sottolinea il maresciallo Manca -. Eravamo certi della nostra innocenza e per questo avevamo anche rifiutato la prescrizione. Sono trascorsi anni ma finalmente ci è stata restituita la nostra dignità umana e professionale».

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