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malasanità a bergamo

Canosina morì dopo intervento
medico condannato a 6 mesi

ospedale di Osio Sotto

L'ospedale di Osio Sotto

di PAOLO PINNELLI

CANOSA - Dall’ipotesi di reato all’accusa, fino alla condanna. Sei mesi per uno dei sanitari che a settembre del 2015, al Policlinico «San Marco» di Osio Sotto, in provincia di Bergamo, fece parte dell’équipe che operò la canosina Anna Di Sibio, 47 anni. La donna poche ore dopo l’intervento di «sleeve gastrectomy», cioè di riduzione dello stomaco, allo scopo di curare l’obesità, fu ritrovata senza vita nel suo letto d’ospedale, stroncata da un infarto.
La sentenza è stata emessa dal gup del Tribunale di Bergamo, Battista Palestra, che si occupò della vicenda: condanna a sei mesi di reclusione per omicidio colposo all’anestesista Talal Soufan, di origini giordane, di 63 anni (pena ridotta in conseguenza della scelta del rito abbreviato e delle attenuanti); assoluzione per gli altri tre sanitari rinviati a giudizio, tutti del Policlinico San Marco di Zingonia.

LA VICENDA - Anna Di Sibio, 47 anni, era molto conosciuta a Canosa soprattutto per essere stata la presidente ed organizzatrice, per dieci anni, del Presepe Vivente, evento ben noto anche oltre regione.
Il 18 settembre del 2014 fu ritrovata senza vita nel proprio letto di ospedale, verso le sette del mattino, all’indomani dell’intervento chirurgico di parziale resezione dello stomaco per combattere un problema di obesità.
«La Sentenza ha ripercorso tutta la cronistoria della vicenda iniziata con un semplice colloquio nella nostra regione nel luglio 2014 nel corso del quale veniva fissato l’intervento chirurgico per il 17 settembre dello stesso anno - dice il legale della famiglia Di Sibio, l’avv. Giovanni Patruno - La paziente venne ricoverata il giorno prima per gli esami di routine e le necessarie valutazioni anestesiologiche che poi risulteranno aver sottovalutato i rischio clinico che avrebbe dovuto indurre i sanitari, dopo l’intervento, ad una controllo della saturazione dell’ossigeno di continuo o in alternativa il ricovero nella terapia intensiva».
Proprio questo è il punto: Di Sibio, come recita la sentenza, avrebbe dovuto essere in realtà ricoverata in rianimazione: ma questo non avvenne per la errata la valutazione anestesiologica fatta nel Policlinico San Matteo.
«Nessuno pensò che quel quadro clinico, specie “l’ingrandimento cardiaco evidenziato proprio dalla lastra del torace” avrebbe necessitato di ulteriori indagini e approfondimenti e il normale risveglio e le buone condizioni immediatamente successive all’intervento non fece presagire quello che sarebbe successo nella notte e che nessuno all’interno del Policlinico riuscì ad impedire».
Di Sibio fu ritrovata senza vita all’indomani, intorno alle sette, ora in cui non era più possibile alcuna manovra di rianimazione perché il dramma si era già consumato durante la notte.

LA FAMIGLIA - La «stranezza» della morte della donna ha visto da quel giorno la famiglia Di Sibio in prima linea per quella scomparsa improvvisa e assurda. I familiari di Anna hanno dovuto, con l’assistenza dell’avv. Giovanni Patruno, districarsi nei meandri giudiziari tra perizie mediche del pubblico ministero e consulenze richieste dai difensori degli imputati, attraverso anche lo strumento dell’incidente probatorio.
«Basta leggere le prime righe della sentenza – ha detto l’avv. Giovanni Patruno – per capire il dramma in cui una famiglia Di Sibio è sprofondata nel giro di 24 ore. Il gup Palestra riferisce testualmente che “..la vicenda trae origine dalla tragica quanto per certi versi sconcertante morte della signora Anna Di Sibio..” Il meccanismo asfittico di cui fu vittima la povera Anna ci fece indurre da subito che qualcosa non era andato per il verso giusto e l’enorme distanza da quell’ospedale non hanno certo agevolato la ricerca della verità. Ma la caparbietà dei familiari nella ricerca di una spiegazione che avesse qualche fondamento di ragionevolezza – ha concluso l’avv. Giovanni Patruno – nonostante le obiettive difficoltà grazie anche al consulente di parte Prof. Bottani, sono riuscite ad evidenziare le risultanze poi formalizzate nella sentenza».

LA REAZIONE - «Non esiste soddisfazione in casi come questo ma solo la delusione per non essere riusciti ad evitare una tale tragedia consapevoli che qualcuno, a diversi livelli, non ha fatto il proprio dovere» conclude l’avv. Patruno rilevando che «a fronte della richiesta di condanna ad un anno di reclusione di due dei quattro imputati, avanzata dal pm Maria Esposito, le risultanze finali del Gup hanno confermato in questo grado di giudizio la responsabilità esclusiva dell’anestesista». Sarebbe lui, quindi, che avrebbe dovuto disporre il monitoraggio in continuo della saturazione dei parametri di ossigeno e che, nonostante il personale infermieristico del Policlinico non lo avesse attuato, sarebbe stato lo stesso anestesista a non disporre null’altro, anche dopo aver visitato la sera precedente personalmente Anna Di Sibio. Una omissione che non le ha lasciato scampo.

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