Mercoledì 23 Gennaio 2019 | 09:57

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«Punta Grossa»

Resort di Porto Cesareo
revocato il sequestro
130 assolti e prosciolti

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BARI - Il Tribunale di Lecce ha assolto 49 imputati e ha dichiarato la prescrizione dei reati contestati agli altri 81, revocando il sequestro del residence 'Punta Grossà di Porto Cesareo, al termine del processo di primo grado per lottizzazione abusiva e reati ambientali contestati a 130 persone, tra proprietari e funzionari pubblici, relativi alla costruzione del resort.

In particolare il giudice monocratico di Lecce Roberto Tanisi ha assolto «perché il fatto non sussiste» 46 soci di multiproprietà, l’allora dirigente regionale del settore Ecologia Luca Limongelli e i responsabili dell’assessorato all’Urbanistica della Regione, Luigi Ampolo e Giuseppe Lazazzera (per i funzionari della Regione la stessa accusa aveva chiesto l'assoluzione). Dichiarata la prescrizione dei reati contestati ad altri 75 proprietari di immobili, a Fernando Iaconisi, amministratore unico della Fgci Srl, la società che gestiva la struttura, ai progettisti Claudio Conversano e Cosimo Nestola, all’ex sindaco di Porto Cesareo, Luigi Fanizza, in carica dal 2001 al 2006, e ai due responsabili dell’Ufficio tecnico del Comune, Cosimo Coppola e Giovanni Ratta.

Il complesso residenziale era stato sequestrato nell’ottobre 2011. L’accusa riteneva che fossero stati lottizzati abusivamente terreni in aree protette con la realizzazione di un villaggio turistico comprendente hotel, piscina, discoteca, ristorante, campi da tennis e calcio e 156 unità abitative del valore di oltre 50 milioni di euro.

Secondo la Procura di Lecce per le loro caratteristiche paesaggistiche quelle aree sono ritenute di notevole interesse pubblico (la Palude del Conte, la Duna di Punta Prosciutto e la Riserva marina di Porto Cesareo) e per questo sottoposte a vincoli ambientali e paesaggistici che sarebbero stati violati dai funzionari pubblici nel rilascio delle autorizzazioni, da progettisti e dagli stessi proprietari.

Per quasi tutti gli imputati la magistratura salentina aveva chiesto condanne fra 1 anno e 3 anni di arresto e ammende fino ai 90mila euro. Al termine del processo che si è concluso con soli proscioglimenti e assoluzioni, il giudice ha disposto la revoca del sequestro dell’intero complesso alberghiero con restituzione ai legittimi proprietari.

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