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In Puglia e Basilicata

il crac della ferrovia

Sud Est, Cassazione deciderà
su sequestri e Corte dei conti

Sud Est, Cassazione decideràsu sequestri e Corte dei conti

23 Febbraio 2017

MASSIMILIANO SCAGLIARINI

BARI - Il 21 marzo la Corte di Cassazione dovrà stabilire se la Corte dei conti ha, o meno, diritto a occuparsi delle spese pazze delle Ferrovie Sud-Est. E se la risposta dovesse essere negativa la strada per recuperare i soldi dall’ex amministratore unico, l’avvocato tarantino Luigi Fiorillo, potrebbe diventare in salita.
È stata infatti la difesa di Fiorillo a chiedere il regolamento di giurisdizione, sostenendo che nelle società pubbliche la Corte dei conti può occuparsi solo di danno all’immagine. È il principio contenuto in una sentenza delle Sezioni unite che riguardava, ironia della sorte, un amministratore del gruppo Fs: se la Cassazione decidesse di applicarlo anche a Sud-Est, i sequestri oggi imposti dalla magistratura contabile decadrebbero e ogni eventuale contestazione rientrerebbe nell’alveo dell’azione di responsabilità, davanti al giudice ordinario.
Il problema non è soltanto giuridico. Il patrimonio di Luigi Fiorillo vale poco meno di 10 milioni di euro tra conti correnti (5,9 milioni) e polizze vita (3,7 milioni). La Corte dei conti ne ha fatti sequestrare 5,9 per l’acquisto delle carrozze d’oro (le Silberling tedesche di seconda mano) e circa 4 per le mega-consulenze sugli appalti della sua stessa azienda. In sede penale, invece, dopo che il Riesame ha cancellato i sequestri per i treni d’oro, regge soltanto il sequestro preventivo sulle polizze vita, disposto quando era emerso che l’ex manager stava cercando di smobilizzarle.
Se dunque i sequestri contabili dovessero venire meno, a Fiorillo verrebbero restituite le disponibilità presenti sui conti correnti. In realtà, c’è anche il sequestro chiesto dalla stessa Sud-Est nell’ambito dell’azione di responsabilità contro Fiorillo, sequestro che vale 179 milioni ed è stato concesso «inaudita altera parte»: il Tribunale di Bari (dove Fiorillo è difeso dallo studio Grande Stevens di Torino) non si è però ancora pronunciato sulla convalida.
Si tratta dunque di una partita a scacchi. Una partita che sta, molto probabilmente, frenando anche le ulteriori iniziative della Corte dei conti: prima di azionare ulteriori sequestri (negli scorsi mesi è stata acquisita documentazione su decine di voci di spesa), i giudici contabili aspetteranno di sapere cosa dice la Cassazione. È certo, però, che una eventuale revoca - anche temporanea - dei sequestri potrebbe comportare, per l’erario, l’impossibilità di recuperare anche solo i soldi finora individuati.
Sulle Sud-Est, come noto, è aperta la maxi-inchiesta della Procura di Bari, che mira adesso a individuare i responsabili del saccheggio. Dalle ipotesi di indagine iniziali (abuso d’ufficio, truffa e peculato) a carico di Fiorillo e di almeno altre 16 persone, i pm Francesco Bretone, Luciana Silvestris e Bruna Manganelli hanno virato sulla ben più pesante bancarotta fraudolenta, grazie alla richiesta della società oggi guidata da Andrea Mentasti di concordato preventivo. Negli scorsi giorni, peraltro, è emerso che la lista degli indagati si è ulteriormente allungata. Gli imprenditori romani Ferdinando e Eugenio Bitonte, titolari delle società Eltel, Bit e Centro Calcolo, destinatarie dalla Sud-Est di appalti per 82 milioni in un decennio, hanno impugnato davanti al Tribunale del Riesame i sequestri di documentazione e materiale informatico disposti a dicembre dalla Procura. Su questo i magistrati hanno chiesto una consulenza al rettore del Politecnico di Bari, Eugenio Di Sciascio: vogliono sapere quanto valgono davvero i software che i Bitonte hanno venduto alla ferrovia barese.

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