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nuove povertà a bari

«Io che vivo in auto
dopo la separazione»

mensa poveri

di RITA SCHENA

BARI - Dal 2 febbraio vive in auto, nonostante il freddo, nonostante una casa, della quale paga anche il mutuo, in realtà ce l'abbia. Sergio (il nome è di fantasia) è rimasto stritolato da una dolorosa separazione coniugale che oggi lo costringe ad essere solo l'ombra dell'uomo che era. Sergio è di Bari, ha 49 anni ed oggi è appeso al filo di un ricorso presentato presso il tribunale di Bari e che la giustizia decida di farlo rientrare in casa. Aveva un lavoro, Sergio, che ha perso quando l'azienda ha dovuto ridimensionare il personale, e una storia d'amore di quasi vent'anni andata in frantumi.
«Quello che mi manca tantissimo è dover vedere i miei figli in queste condizioni – spiega l'uomo mentre cerca di sistemare l'auto per affrontare un'altra notte –. Io non contesto la decisione della mia ex moglie di chiedere la separazione, ma avevamo la possibilità di vivere da separati in casa, garantendo ad entrambi l'indipendenza e dando stabilità ai nostri figli. Invece ecco come mi sono ridotto».
Poche cose raccolte in un paio di scatoloni, una intera vita avvolta in carta di giornale, un paio di vecchie coperte.

Sergio e la sua famiglia vivevano un una villetta semi periferica, quando il legame tra coniugi ha iniziato a deteriorarsi l'uomo è andato a vivere nella tavernetta, un ingresso indipendente rispetto al resto dell'abitazione dove sono rimasti la ex moglie e i due ragazzi di 18 e 12 anni.
«Questo mi permetteva di continuare a vedere i miei figli – sottolinea Sergio – in particolare il più piccolo che veniva giù da me, chiaccheravamo, mi raccontava della scuola. Ho pregato che la separazione potesse scivolare tranquilla così». Invece così non è, il Tribunale stabilisce che Sergio debba lasciare il tetto familiare. «Quando l'ufficiale giudiziario è venuto a notificarmi l'atto mi sono sentito morire, umiliato dalla presenza di avvocati e forze dell'ordine manco fossi un delinquente. Ho preso quello che potevo mettere in auto e sono andato via».

Così ogni sera Sergio parcheggia la sua automobile abbastanza lontano dalla casa dove abitava («mi vergogno che i vicini vedano come mi sono ridotto») ma abbastanza vicino perché i ragazzi possano raggiungere il padre se lo vogliono. Tra l'altro la villetta dove vive la ex moglie e i figli è vicina a casa dei genitori di Sergio, con un cortiletto condiviso.
«Non posso appoggiarmi a casa dei miei genitori – spiega l’uomo – si occupano di mio fratello e vivono quasi accampati in un piccolo spazio». Sergio spera nella giustizia, per poter riacquistare un po' di dignità.

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