LA NUOVA AMERICA/A Chicago la festa dei pugliesi per Obama

di BENEDETTO SORINO BARI - Anche al «W Bari» di Chicago, un bar dove si riunisce la folta comunità di Carbonara trasferitasi nell’Illinois, è stata festa grande, ieri l’altro. E i nottambuli hanno alzato il gomito un po’ più del solito e brindato e urlato di gioia. In onore di Barack Obama, naturalmente. Chicago, dove risiede il presidente eletto degli Stati Uniti, è non solo l’ombelico del mondo, in queste ore, la città dove il sogno americano s’è replicato, lasciando sbigottiti persino gli apatici incalliti, ma anche la capitale delle migliaia di italoamericani d’origine pugliese. Felici per la buona sorte del senatore dell’Illinois. Tra i più sorpresi, per paradosso, c’è Pat Girondi, un estroverso broker della Borsa di Chicago, originario di Modugno, dedito per passione alla regia di video via web, che è stato, tra i fondatori del comitato «Apulians for Obama» - con Gianluca Galletto, di Grottaglie, dirigente di una multinazionale, e l’operatore culturale Onofrio Pepe, altamurano - il più scettico sul risultato. Con ironia, Girondi racconta agli amici che vivono in Puglia e nei suoi video del sogno americano a volte finito in qualche ghetto e del razzismo inconfessabile e in casi rari persino esibito: l’unica incognita pesante su queste presidenziali, fino al verdetto liberatorio. Per questo la festa di Girondi e degli scettici-scaramantici come lui ha un sapore speciale. La campagna di McCain aveva investito molto - racconta - sulle divisioni del passato tra italomericani e afroamericani, quand’erano impegnati in una guerra tra poveri. Anche Nina Luzzatto Gardner, la figlia dell’ex ambasciatore in Italia, pensava al fattore razziale quale unico elemento di incertezza. Lei ha guidato il Comitato italiano per Obama; è andata di città in città a dire agli italiani con passaporto Usa come votare, ovvero come collegarsi al sito www.votefromabroad.com tirato su ex novo e costato 40.000 dollari, scaricare la documentazione necessaria, inviare il tutto al proprio Stato in America per poi ricevere la scheda elettorale da spedire. Cosa non tanto semplice, dato che alcuni Stati complicano le procedure burocratiche del voto per posta e alcuni di fatto lo vietano. Uno sforzo non inutile, perché alla fine almeno due terzi dei circa cinquemila pugliesi con passaporto americano sono riusciti a votare. E’ stata lei, la Gardner, a consegnare personalmente a Barack Obama i confetti di pasta di mandorle confezionati nella pasticceria di Altamura di Mike Rubino. Lei a convincere Nancy Pelosi, la presidente della Camera Usa, a lanciare la campagna anche in Italia. Per dispiegare tra gli espatriati della penisola quella macchina elettorale perfetta. Una caccia fino all’ultimo voto, che ha dato evidentemente frutti copiosi. La festa per Obama ha pure il risvolto del business per gli americani-pugliesi dell’Illinois. Parecchi di loro hanno fatto soldi con il business del «food» italiano. A Chicago il giro d’affari che va dal pane ai funghi cardoncelli di Altamura, dall’olio di Andria ai vini salentini e alla pasta, è radicato. E annovera tra i principali protagonisti Joe Nitti, da trent’anni in Usa, col suo piccolo «impero» da importatore di olio ed orecchiette. Così la storica vittoria di Obama diventa anche buona propaganda per il commercio del made in Puglia con Chicago centro di comando dei comitati pro-Obama in Italia. «Ci sono due tipi di italoamericani - dice Pepe - quelli che si sono arricchiti con il «food» italiano e quelli che sono costretti all’età della pensione a tornare in Italia perché non possono permettersi di sopportare i costi di un’assicurazione sanitaria in Usa». I più benestanti sono di solito orientati verso il partito repubblicano, gli altri parteggiano per i democratici. Come accade anche a New York dove la maggiore associazione di americani-pugliesi, guidata da Joe Mustaro e Maria Galetta (anche lei altamurana) ha fra i suoi aderenti repubblicani e democratici in egual misura, ma con un orientamento prevalentemente conservatore. Il «miracolo» di Obama è stato anche quello di raccogliere voti trasversalmente tra i ricchi e i meno fortunati della comunità italoamericana. Che hanno festeggiato insieme a Chicago come a Roma o nelle città del Sud il primo presidente afroamericano degli Stati Uniti.
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