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Sommersi dai debiti?
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Sommersi dai debiti?  Come scrivere il lieto fine

di Carmela Formicola

BARI - Cosa fare se i debiti ti tolgono il sonno e il respiro? Bando ai gesti estremi: una legge consente oggi ai piccoli imprenditori, ai commercianti, alle imprese agricole e ai singoli cittadini di risolvere bonariamente il proprio contenzioso con i creditori. Facile, no? Il problema è che ben pochi - salvo gli addetti ai lavori - conoscono la legge 3/2012.

Il terreno è vastissimo. Sono migliaia le persone che non riescono più a gestire i propri debiti e, in una città come Bari, il fenomeno si stringe diabolicamente a una delle più antiche e radicate piaghe cittadine: l’usura. Cosa fare, dunque? In soldoni, basta presentare una richiesta di aiuto al cosiddetto Organismo di composizione delle crisi da sovraindebitamento dell’Ordine degli avvocati. Una realtà tutta nuova perché, seppur la legge risalga al 2012, l’Organismo è diventato operativo soltanto nel settembre scorso, con ben tre anni di ritardo. I motivi? La burocrazia, cos’altro?

Ma torniamo a questo Organismo di composizione. Nonostante la notevole campagna di sensibilizzazione avviata da settembre dall’Ordine forense barese, le richieste pervenute sono state «appena» 32.

Il presidente dell’Ordine, Giovanni Stefanì, in realtà vede il bicchiere mezzo pieno. «È un buon inizio, sono 32 domande di altrettanti piccoli imprenditori o aziende o consumatori indebitati che, seguiti dai nostri compositori, chiedono di accedere alla procedura di risoluzione della crisi debitoria. Tre di queste istanze sono già state presentate al Tribunale, le altre sono in fase di istruttoria».

Qual è la grande novità? Che tutte quelle imprese o privati cittadini che non hanno i requisiti per accedere alla legge fallimentare, possono viceversa trovare un accordo dinanzi a un giudice con i propri creditori. Si tratta di un paracadute formidabile per quei soggetti - e ci sono ad esempio anche tantissimi professionisti - che non hanno diritto a fallire e quindi a risolvere legalmente la propria situazione debitoria.

«Ci piace pensare alla funzione sociale che un Ordine professionale può svolgere - aggiunge Stefanì - anche perché per quanto la nuova legge del 2012 sia una buona legge, andrebbe in ogni caso aggiornata, soprattutto in materia di falcidiabilità dell’Iva o delle trattenute previdenziali. Va detto - incalza il presidente degli avvocati, non senza vis polemica - che la nuova possibilità di comporre lo stato di crisi sta incontrando più di qualche resistenza...». Culturale? «No, il tema è soltanto economico. Ai cosiddetti poteri forti non piace l’idea che chi è sovraindebitato e non ha la possibilità di onorare i propri debiti, possa avere un’alternativa “istituzionale” per risolvere la crisi».

Ma c’è bisogno di maggiore «informazione». Forse ha ragione Stefanì: non c’è interesse a promuovere questa norma. Perché, ad esempio, le associazioni dei consumatori e gli stessi Centri di assistenza fiscale dei sindacati non informano i cittadini che in caso di debiti alti come una montagna, ci si può rivolgere all’Organismo di composizione dell’Ordine forense? Ma la soglia della povertà, come ammette un osservatore privilegiato quale è Giovanni Stefanì, «si è alzata spaventosamente. Oggi a chi ha perso il lavoro o ha un’azienda massacrata dalla crisi, non bisogna nemmeno chiedere: perché ti sei indebitato? Bisogna aiutarlo. E basta».

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Commenti all'articolo

  • Gennaro

    15 Gennaio 2017 - 11:11

    Finalmente se può salvare qualche vita.

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  • dinox

    14 Gennaio 2017 - 14:02

    ottimo, evita suicidi

    Rispondi