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Santa Maria di Leuca, litoranea
ancora chiusa, riesplode la rabbia

Santa Maria di Leuca, litoranea ancora chiusa, riesplode la rabbia

Attilio Caputo: «La situazione va risolta prima delle festività di Carnevale, per non penalizzare il territorio»

06 Gennaio 2017

di Mauro Ciardo

SANTA MARIA DI LEUCA - Le aziende del settore turistico-alberghiero tornano a protestare contro la chiusura della litoranea per Otranto.

Sono trascorsi più di due anni dall’interdizione al traffico veicolare, ordinata dalla Provincia di Lecce, sulla litoranea delle Terme salentine, la strada provinciale 358 che collega i due centri passando dall’insenatura del Ciolo e da altre località della riviera adriatica, tra cui Castro e Santa Cesarea Terme. Un tratto di sette chilometri che taglia in due la punta estrema del Sud Est italiano.

La chiusura è stata disposta per il pericolo di crollo di un masso, su segnalazione della Protezione civile, quasi in prossimità del ponte panoramico di Gagliano del Capo.

Da quel momento furono installate barriere sia a monte, prima dell’intersezione con via Del Mare, che a valle, in prossimità della rotatoria della Basilica pontificia «De Finibus terrae». Nel tempo ignoti hanno divelto i cartelli metallici che si trovavano a nord, mentre quelli a Leuca sono rimasti, con grande rischio per gli automobilisti che provengono da Otranto, che ignari si trovano di fronte un ostacolo improvviso e pericolosissimo.

A nulla sono valsi finora gli appelli di associazioni di categoria, sodalizi di volontariato e di promozione territoriale. La strada è ancora chiusa e il disagio si è ripetuto anche nel corso di queste festività natalizie, quando i pullman diretti ai centri vacanza o al grande «Santa Claus village» hanno dovuto girovagare tra le strade interne non senza difficoltà. In passato sono stati lanciati vari appelli, da quelli dello Slot, il Sistema locale degli operatori turistici, a quelli delle Pro loco, senza trascurare gli interventi dei singoli imprenditori e degli esponenti di diversa espressione politica.

«È una vergogna - contesta l’imprenditore alberghiero Attilio Caputo, direttore della catena Caroli hotels tra Leuca e Gallipoli - sono trascorsi più di due anni e nessun Ente è riuscito a risolvere questa situazione. Non vorremmo che dietro ci fosse la volontà di penalizzare il nostro territorio. Un semplice masso - osserva - non può ostacolare lo sviluppo turistico dell’area e impedire ai visitatori di raggiungerla. Chiediamo di procedere con urgenza – è l’appello – affinché il problema sia risolto immediatamente senza aspettare il prossimo ingente afflusso previsto in occasione delle manifestazioni di Carnevale».

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