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La Provincia convoca un incontro

Pozzi e terreni contaminati
allarme in tre Comuni leccesi

Pozzi e terreni contaminati  allarme in tre Comuni leccesi

di Tiziana Colluto

LECCE - Nei pozzi al confine tra Diso e Spongano c’è arsenico. E sempre lì, nei terreni «in prossimità dell’opificio Zincherie Adriatiche», ci sono stagno, berillio e zinco, tutti metalli e alcuni pesanti. Lo certifica Arpa Puglia. Si apre, insomma, un altro fronte ambientale caldissimo, dopo quello di Burgesi e degli altri già noti.

La Provincia di Lecce ha indetto un tavolo tecnico per il 10 gennaio, «per individuare il responsabile della potenziale contaminazione». Convocati: Regione, Arpa, Asl di Lecce e Comune di Diso, ma non anche quelli limitrofi di Spongano e Andrano o l’Unione dei Comuni. Eppure, quella zona è proprio nel punto in cui i tre feudi si incontrano.

Sono stati loro, i residenti, a insistere per due anni perché i carotaggi venissero fatti, in quanto il sospetto di un inquinamento c’era. Il 15 settembre scorso, i prelievi Arpa sono stati svolti in contraddittorio, assieme anche ai tecnici di un laboratorio di Mesagne ingaggiato dai cittadini. Poi, a fine settembre, l’apertura congiunta dei rapporti di prova, che però agli enti e ai privati interessati sono giunti, dopo diverse richieste, solo poco prima di Natale.

Nei quattro report di Arpa, lo stagno è sempre oltre il doppio rispetto al valore limite di 1 mg/kg e in ogni caso si supera quello pari a 2 del berillio: nel primo campionamento sono rispettivamente pari a 2,1 e 2,3 mg/kg; nel secondo pari a 2,5 e 2,6; nel terzo pari a 2,6 e 2,9. In un caso, invece, il valore dello zinco è pari a 292 mg/kg invece di 150. A non essere rispettate sono le soglie previste per le zone residenziali e a verde urbano.

I campioni sono stati prelevati nei terreni intorno alle Zincherie, lungo la strada di collegamento tra Diso e Spongano, a ridosso del muro di cinta, a venti metri e via via più lontano.

Poi, a novembre, sono arrivate in parallelo le analisi sulle acque dei pozzi: arsenico oltre il doppio del consentito. Per precauzione, sono state emanate delle ordinanze sindacali per inibirne l’uso anche per irrigare l’orto o per far bere gli animali.

«Le istituzioni ci diano risposte una volta per tutte, vogliamo sapere – dice Massimiliano Bortone, che abita nella zona – perché qui c’è gente che muore. Nella casa a ridosso del terreno trovato contaminato, una donna è deceduta dopo aver contratto il tumore al polmone». Certo, è ancora presto per provare correlazioni, ma gli indizi sono tanti e ora si chiedono certezze. «Speriamo si metta in atto quel monitoraggio che è imposto da anni e non è mai stato attuato», aggiunge il padre, Giacomo. Ci sono residenti da tempo in questa trincea. Il fronte giudiziario, fatto anche di un’inchiesta della Procura e indagini dei carabinieri del Noe, adesso, però, è un altro capitolo. Quello delle analisi è l’urgenza.

«Come massima autorità sanitaria locale, presterò la massima attenzione, attendendo indicazioni da Arpa e Asl su eventuali provvedimenti da emanare», dice la sindaca di Diso Antonella Carrozzo.

«Noi vogliamo vendere le nostre case, andarcene, ma nessuno compra. Ci troviamo nella situazione di non poter restare e non poter andare via», allarga le braccia un uomo.

Alle sue spalle, una bellissima villetta a più piani, almeno 300 metri quadrati, è in vendita, anzi in svendita, a 50mila euro.

E non è tutto. «Come si fa a far nascere qui un complesso turistico?», chiede un altro residente. Si riferisce alla decisione presa a fine settembre dal Consiglio comunale di Diso, quella di autorizzare il cambio di destinazione d’uso delle Zincherie (costruite nel 1999 e attive fino al 6 febbraio 2015) da opificio industriale a struttura ricettiva, senza attendere il risultato dei prelievi eseguiti la settimana prima. «Se i monitoraggi dovessero confermare l’inquinamento, andrà fatta prima la bonifica», promette la sindaca.

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