Provvedimenti emessi a seguito di un’indagine conclusa nell’agosto del 2016
Mafia, blitz a Conversano: 12 arresti Compagna boss La Selva capo banda
BARI - Voleva affermare la propria supremazia sul territorio e per questo il clan che faceva capo al boss Antonio Nicola La Selva avrebbe compiuto numerosi attentati incendiari e dinamitardi nei confronti del gruppo criminale avverso che fa capo alle famiglie Panarelli-Caputo. E' uno degli elementi emersi nel corso delle indagini che oggi hanno portato, a Conversano (Bari), all’arresto compiuto dai Carabinieri di 12 persone nell’ambito dell’indagine che ha disarticolato il gruppo criminale. Uno degli arrestati risponde anche di possesso di droga, quindi arrestato in flagranza. Si tratta di un gruppo «agguerrito e armato», come lo ha definito il comandante provinciale dei carabinieri di Bari, il colonnello Vincenzo Molinese.
Le indagini che hanno portato agli arresti odierni nascono dal ferimento del boss Antonio Nicola La Selva, e proseguiranno per accertare l’eventuale messa in atto di richieste estorsive e il reato di usura da parte del clan: a casa di Sandra Pagnini, compagna di La Selva e attuale reggente del clan, oltre a 11mila euro in contanti rinvenuti con le perquisizioni odierne, è stata rintracciata una documentazione che gli investigatori ritengono importante e che proverebbe il coinvolgimento del gruppo criminale in altri reati.
Il clan non ha esitato a dare fuoco anche all’auto di un militare dell’Arma, ora in congedo, per ritorsione, ritenendo fosse il mezzo privato di un altro carabiniere della stessa stazione di Conversano il quale, durante un servizio di pattuglia, inseguì, facendolo cadere, Gianluca La Selva, figlio del boss, poiché non aveva ottemperato alla richiesta di fermarsi per un controllo dei militari in quanto alla guida di un motociclo rubato. Gianluca, la persona ritenuta dagli investigatori come il più temibile all’interno del clan, è stato rintracciato in una masseria alle porte di Conversano, in compagnia di Nicola Natile; quest’ultimo arrestato per possesso di droga nascosta in una vecchia tv.
L’indagine che ha permesso di individuare anche i vari ruoli rivestiti all’interno della compagine criminale e, in particolare, quello della compagna del boss ormai reggente del sodalizio. Durante i colloqui in carcere, «Colino la pecora», come viene soprannominato il boss, impartiva a Sandra Pagnini le direttive funzionali anche alla ricerca di appoggi qualificati all’interno del clan barese degli Strisciuglio.