amianto all'arsenale di taranto

Morì per mesotelioma condannato Ministero della Difesa

TARANTO - Il giudice del Lavoro del Tribunale di Taranto, Elvira Palma, ha condannato il Ministero della Difesa a un risarcimento di 500mila euro nei confronti degli eredi di un dipendente dell’Arsenale della Marina Militare di Taranto, morto per mesotelioma pleurico dopo essere stato esposto ad amianto fino al 1982 nello svolgimento della sua attività lavorativa come elettricista specializzato a bordo delle navi militari.

Al Ministero viene addebitata l’inosservanza degli obblighi di protezione espressamente previsti dalla normativa vigente a tutela dei lavoratori e dell’omissione delle norme di sicurezza come, ad esempio, quelle comportanti l’obbligo di fornire ai dipendenti idonei dispositivi di protezione individuale contro il rischio amianto e di verificare costantemente che i lavoratori li adoperassero regolarmente.

La morte dell’operaio, secondo il consulente tecnico d’ufficio, «è certamente tipica per esposizioni professionali ad amianto». Una sentenza, dichiarano in una nota gli avvocati Pietro Frisani ed Emanuela Rosanò, legali dei ricorrenti, che «conferma la necessità di una sempre più adeguata personalizzazione del danno che non si arresti di fronte a soluzioni parziali ed inappaganti rispetto alla lesione, non di un bene qualsiasi, ma del bene vita , oggetto di un diritto assoluto ed inviolabile riconosciuto dalla nostra Costituzione, presupposto delle norme penali che incriminano l’omicidio doloso e colposo».

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