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130 anni di storia

La Gazzetta di ieri, oggi e domani
in edicola primo numero del 1887

La Gazzetta di ieri, oggi e domaniIn edicola il primo numero del 1887

Il 1 novembre del 1887 vede la luce il primo numero del Corriere delle Puglie che in seguito diventerà la Gazzetta del Mezzogiorno

01 Novembre 2016

Giuseppe De Tomaso

Il primo novembre 1887 vede la luce il Corriere delle Puglie, che successivamente diventerà La Gazzetta del Mezzogiorno. Il primo numero del Corriere delle Puglie lo trovate oggi come copertina della Gazzetta. Il Corriere delle Puglie nasce su iniziativa di un gruppo di imprenditori e professionisti pugliesi che qualche anno prima erano andati a Roma per incontrare un giovane sveglio, colto e intraprendente. Si chiama Martino Cassano (1861-1927). Di famiglia barese, Cassano si trova nell’Urbe per ragioni professionali, di studio. Non ha ancora 24 anni. È figlio di un illustre penalista che avrebbe voluto anche per lui (amante, invece, delle Lettere) una carriera nel Foro.

A dire il vero il felice contatto tra i borghesi pugliesi aspiranti editori e il bravo ragazzo cui quelli offrono la direzione di un giornale, non sfocia sùbito nel concepimento di un quotidiano, bensì nel battesimo di un settimanale, La Settimana, che debutta il 15 novembre 1885. Ma Cassano è un tipino capace e ambizioso. Si accorge, proprio sull’onda del boom di vendite de La Settimana, della fame di informazione di cui soffre una città operosa, industriosa, vitale e volitiva come Bari e decide il grande salto: basta con La Settimana, ora avanti col quotidiano, la cui testata sarà Corriere delle Puglie.
Parte così la più straordinaria avventura editoriale mai realizzata in Puglia (e in Basilicata), una fra le più esaltanti intraprese nell’intero Mezzogiorno.

Cassano ha le idee chiare. Avvisa la Razza Potentona di turno che non farà sconti a chicchessia e che non tiferà per nessuno. Poi, più orgoglioso di Giovanni Gutenberg (1399-1468) davanti al suo primo foglio stampato, mette sùbito le carte in tavola: «Per una città di 60mila abitanti, un buon giornale è l’affermazione della propria forza. E Bari non conseguirà mai, in faccia al Paese e al Governo, tutta la considerazione che gli è dovuta, se non provvede a colmare in modo degno questa profonda lacuna».

Sono parole che si potrebbero riproporre pari pari anche oggi. Per Bari e per l’intero Mezzogiorno. Persino lo scudetto di calcio non si può vincere in mezza Italia se l’informazione sportiva è latente, tutta concentrata in una determinata area, nel caso italiano nel Nord. Figuriamoci lo scudetto della politica, o meglio delle priorità della politica. Se un territorio non è sostenuto da organi di informazione diffusi, credibili e incalzanti (verso il Potere). Se il territorio non dispone di un quotidiano che faccia da suo sindacato in difesa dei suoi legittimi interessi, è inutile coltivare illusioni. Il suo sviluppo non arriverà mai. O, se arriverà, sarà condizionato dai retropensieri e dai giochi di bottega della Casta, sarà cioè privo dell’unico propellente della ricchezza materiale e immateriale: la libertà di scegliere e di fare.

Da oggi La Gazzetta del Mezzogiorno si accinge a percorrere l’ultimo miglio, l’ultimo anno, verso il traguardo dei 130 anni. Se si esclude il periodo mussoliniano, in cui una censura occhiuta e grottesca controllava l’intera stampa nazionale, l’esistenza della Gazzetta è trascorsa (e trascorre) all’insegna di quel valore supremo: la difesa della libertà in tutte le sue accezioni e sfumature. Una difesa senza se e senza ma, come si dice con una formula abusata, però, mai in questo caso, tanto necessaria.
Del resto, non si potrebbe iniziare a festeggiare il 130mo compleanno della Gazzetta senza il retroterra di una storia scandita da pochi e chiari punti fermi: la libertà, la democrazia, la difesa del Sud in una logica europea, non provinciale. Non abbiamo la pretesa di sostenere che se la Puglia e la Basilicata hanno un reddito pro capite superiore a quello di altre regioni del Meridione, sia merito, quasi esclusivo, della Gazzetta. Ci mancherebbe.

Ma domandiamoci come sarebbe stata la città di Bari, come sarebbe stata la Puglia, senza il ruolo di un giornale-sindacato di territorio, di un giornale concentrato a sollevare problemi e indicare soluzioni, oltre che a raccontare i fatti di ogni giorno. Oggi più di ieri (di fronte all’esplosione del web), la funzione civile di un giornale si misura dalla sua capacità di approfonire le questioni, di cercare i perché di ogni cosa, di fare inchieste (una per tutte sulla Gazzetta: lo scandalo dei trasporti), denunciare le storture, sottolineare il dislivello infrastrutturale tra le Due Italie, tallonare il Potere in tutte le sue forme.
La situazione del Mezzogiorno non è mai stata drammatica come adesso. Il Sud deve morire, è il titolo di un libro documentato, affilato e disperato scritto da Carlo Puca per i tipi di Marsilio editore. Tutti concorrono perché il Sud debba morire: dai politici ai nordisti, dai mafiosi agli antimafiosi di maniera, dagli imprenditori ai sindacalisti, dall’Europa alla burocrazia. Tutti quanti con la complicità degli stessi meridionali, o di molti fra loro.

Ecco. Nel 2017, nel celebrare le 130 primavere della Gazzetta che, è bene ricordarlo, deve un ringraziamento particolare a tutti gli editori, i direttori, i redattori e i poligrafici che hanno reso possibile il proseguimento dell’avventura iniziata da Martino Cassano, avvieremo con i nostri Lettori (i veri padroni del giornale) riflessioni e iniziative, convegni e manifestazioni, edizioni speciali e incontri sul web, non solo per riavvolgere il nastro di questi avvincenti 130 anni, ma per delineare insieme le prospettive del nostro territorio, per focalizzare i nuovi problemi del Sud (a cominciare dalla fuga delle sue intelligenze più vive), per cercare di riscoprire quello spirito di Ulisse (la voglia di scoprire) che ha caratterizzato il Dna dei pugliesi, intraprendenti e levantini: un grande popolo di formiche che ha realizzato l’impossibile, trasformando, ad esempio, le terre più aride nei giardini più redditizi, e costruendo il più grande Acquedotto d’Europa in una regione assetata quasi come il Sahara.
La Gazzetta sarà sempre con voi, amici Lettori, amici pugliesi e lucani. Grazie soprattutto a voi per questi splendidi primi 130 anni di vita.
Giuseppe De Tomaso
detomaso@gazzettamezzogiorno.it

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