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epidemia olivicola

La Xylella avanza: è ad Ostuni
a meno di 30 chilometri dal Barese

xylella fastidiosa, ulivo malato

di MARCO MANGANO

La Xylella Fastidiosa approda a Ostuni. Nelle vicinanze di «Rosa Marina», noto villaggio estivo della «città bianca» (1.500 ville per quasi 10mila presenze), nei pressi di una stazione di servizio, un ulivo è stato colpito (i test hanno dato esito positivo) dal batterio che stermina gli ulivi. La notizia suscita clamore e forti timori fra gli olivicoltori del Barese (si tenga presente che il nuovo focolaio si trova a meno di 30 chilometri dal confine fra le province di Brindisi e Bari). Altro aspetto che rende molto preoccupante l’individuazione è l’accelerazione nell’avanzata della batteriosi: è opportuno ricordare che il focolaio che risultava più a Nord dista 45 chilometri da Ostuni. Si è, quindi, trattato del maggiore allungo, compiuto in un solo colpo, dalla «sputacchina», l’insetto vettore del batterio. Se ne fosse effettuato un altro, di pari portata, la patologia colpirebbe aree in cui l’olivicoltura ha un peso economico enorme. Va sottolineato che la malattia non incide in alcun modo sull’olio, ma senza dubbio alcuno la produzione subirebbe una frenata, come sta avvenendo nel Leccese.

Nel Nord Barese e nella Bat, fra gli olivicoltori e i produttori oleari, c’è un clima di terrore. «Se, nel momento in cui nel Salento fu individuato il primo focolaio, fossero stati sradicati gli ulivi ammalati, l’avanzata sarebbe stata arrestata», dichiara un olivicoltore di Andria. E non manca chi punta l’indice contro la Regione Puglia per avere, in più occasioni, negato che la Xylella rappresentasse un’emergenza. Il piano (non attuato) redatto dall’allora commissario delegato del governo per l’emergenza, generale del Corpo Forestale dello Stato, Giuseppe Nicola Silletti, prevedeva, in alcune aree, l’abbattimento delle piante ammalate e, nel raggio di cento metri, di quelle ospiti. Misure che ora vengono invocate da più parti.

«Il nuovo focolaio si trova a 45 chilometri da Cerano, dove era stato individuato quello che risultava essere più a Nord in Puglia. È impossibile che la sputacchina, l’insetto vettore del batterio, abbia compiuto un salto così lungo», dichiara Giovanni Martelli, professore emerito di Patologia vegetale alla facoltà di Agraria dell’Università di Bari, uno dei massimi esperti di Xylella in campo nazionale. E allora come spiega questo focolaio? «Un’auto o un camion - illustra l’ipotesi - potrebbero avere portato lì la sputacchina, non necessariamente poggiata su un ulivo o su un ramo. L’insetto potrebbe essersi rifugiato nell’abitacolo di un’auto o sotto o anche sopra il telone di un camion partito da una zona infetta. Durante la sosta del mezzo per il rifornimento di carburante, il vettore potrebbe essere saltato sull’ulivo».

L’esperto passa quindi ad esprimersi sull’efficacia delle buone pratiche: «Se comprendono il diserbo meccanico e almeno un trattamento sugli ulivi, possono essere utili a bloccare o a rallentare l’avanzata del batterio. C’è chi, però, si ostina a opporsi al trattamento chimico: un atteggiamento incomprensibile. Per quale motivo - si interroga il docente universitario - patologie come la Tignola o la mosca vanno trattate, nell’ordinario, chimicamente e, invece, si fa di tutto per evitare trattamenti contro la Xylella? La cosa diventa indecifrabile se si considera che il trattamento chimico andrebbe a sostituirne ulteriori normalmente eseguiti per altre patologie. Non ci sarebbe, quindi, alcun accumulo di sostanze chimiche». «La verità - aggiunge Martelli - è che c’è disinformazione».
Infine, un passaggio sul piano Silletti: «La malattia si diffonde solo attraverso il vettore: la sputacchina va, quindi, bloccata. Nelle zone in cui il diserbo previsto dal piano è stato effettuato, si è avuto un crollo della popolazione di larve del 60-70%. Se l’operazione fosse stata eseguita su larga scala...».
E nei primi giorni di novembre una delegazione composta dai responsabili dei Servizi fitosanitari nazionali dei Paesi europei verrà nel Salento per toccare con mano il disastro compiuto dal batterio.

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