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Il grande buco
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Crediti per 70 milioni, la Basilicata non paga l'acqua dei campi

Il grande buco  dell'Ente irrigazione

di Massimiliano Scagliarini

BARI - Un ente sempre in bilico, destinato a quanto pare a confluire in una società dello Stato partecipata dalle Regioni meridionali. E una lite infinita, quella tra Puglia e Basilicata, vicine poco avvezze al fair play quando si tratta di discutere dell’acqua. Ma nei conti dell’Eipli, lo storico Ente irrigazione, ci sono le tracce di un disastro che ora interessa due Procure, quella di Potenza e quella di Bari, cui si è rivolto il commissario straordinario Antonio Lerario per cercare di fare chiarezza su troppe vicende strane.

L’Ente irrigazione doveva essere liquidato già dal 2012, ma finché non ci sarà un accordo sul «dopo» non si può toccare: gestisce 19 impianti di grande adduzione, tra schemi idrici e dighe, da cui passano ogni anno circa 500 milioni di metri cubi. Si tratta grossomodo di metà dell’acqua potabile distribuita in Puglia e del 100% di quella destinata all’agricoltura in Basilicata e di una parte della Calabria, oltre che di quella per l’Ilva. Il commissario Lerario, dirigente della Regione Puglia mandato lì ad agosto 2015 dal ministro Maurizio Martina per fare un po’ di chiarezza, in poco più di un anno ha messo mano ad alcune delle situazioni più spinose. All’insegna della trasparenza, ha messo quasi tutto su Internet. Le carte più delicate sono finite sulle scrivanie delle Procure (Eipli ha sede a Bari). Ma la questione più spinosa, per la quale il commissario non si è fatto certo molti amici, riguarda i bilanci: perché dall’elenco dei crediti, finalmente pubblici, si vede che la Basilicata ha semplicemente deciso di non pagare l’acqua.

Nel bilancio dell’Eipli ci sono infatti crediti per circa 70 milioni, di cui 36 riguardano i clienti. Quasi metà dell’intera debitoria è in capo alla Basilicata, in particolare 16 milioni al Consorzio di bonifica Bradano e Metaponto, che l’acqua - semplicemente - non la ha mai pagata. Dove sono finiti i soldi? È un’ottima domanda, considerando che gli agricoltori lucani (a differenza di quanto accade in Puglia) pagano regolarmente le bollette. Ma il principale consorzio della Regione, finora, non ha mai onorato le fatture dell’Eipli. Anche Acquedotto Lucano, la piccola società gemmata da Aqp, è morosa: deve 1,2 milioni di euro, per i quali il commissario a settembre ha chiesto un decreto ingiuntivo.

Va detto che anche la Puglia ha molti debiti con l’Eipli, ma con dinamiche diverse. Aqp deve circa 3 milioni, ma il problema è «solo» di tempistica. I consorzi Terre d’Apulia e Stornara devono rispettivamente 4,5 e 2,3 milioni, ed essendo notoriamente in crisi non pagano da anni. Ma anche facendo la somma, il debito «pugliese» è meno pesante rispetto a quello lucano.

Va ricordato che a giugno Puglia e Basilicata hanno rinnovato l’accordo di programma sull’acqua, nel quale è previsto che la Puglia - oltre al costo industriale versato all’Eipli - versi ai lucani una compensazione ambientale. La Puglia, pur con tempistiche abbastanza elastiche, sta onorando i debiti sulla componente ambientale. Quei soldi dovrebbero essere utilizzati per le manutenzioni del territorio, quelli della componente industriale per le dighe e le grandi condotte. Il risultato, numeri alla mano, è che in questo momento la Puglia paga per tutti.

Come andrà a finire? La scorsa settimana nel corso dell’assemblea Anci di Bari i rappresentanti di Palazzo Chigi hanno annunciato la costituzione di un’agenzia interregionale per la gestione delle dighe di tutto il bacino idrografico del Sud. La liquidazione di Eipli continuerà a riservare sorprese, a cominciare da certe sue società partecipate che nascondono una bomba ad orologeria. Ma questa, come si dice, è davvero un’altra storia.

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