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di Lucia De Mari

TRANI - L’ospedale che non c’è più, la stazione a mezzo servizio sopra un enorme garage fantasma, Palazzo Beltrani chiuso insieme all’annunciato cartellone, la darsena che fa acqua, la discarica che fa veleno, le buche nelle strade ed i buchi nei bilanci delle Aziende, i lavoro che non c’è ma che solo per alcuni si trova.

Gli assessori che se ne vanno, i muri che non cadono e le sbarre che non si aprono, i lidi abbandonati, le piste ciclabili sequestrate, il depuratore che inquina, le librerie che chiudono, i “Contatti” di Quartiere, il cimitero con le tombe a nido di vespa.

Trani, Italia, 2016.

Se c’è una piccola luce che insieme a poche altre penetra in tutto questo grigiore è quella de «La Lampara», locale sopravvissuto a quella grandeur internazionale del «Divinae Follie» ormai crollata, confermando la sua natura di night club che sul piazzale di Colonna è aperto da 60 anni e che da 60 anni riesce a portare a Trani gente da ogni dove.

La gestione - Da qualche tempo lo gestiscono in forma di cooperativa una decina di giovani, quelli della generazione di mezzo (trentenni e dintorni), impegnati anima e corpo in un’attività che ai più potrà sembrare solo una forma di divertimento, ma che in realtà è un quotidiano lavoro certosino.

Al di là degli aspetti legali, sui quali non tocca a noi disquisire, nelle grigie stanze della burocrazia, quella luce deve aver infastidito l’ormai genetico sonno della ragione: spegniamo anche quella. Continuiamo a dormire.

La nascita del mito - E a sognare gli anni ’50: a metà di quel decennio il sindaco Francesco Paolo Mongelli commissionò all'architetto spagnolo Juan De La Fuente la realizzazione di quello che sarebbe divenuto in pochissimo tempo il locale più cult delle notti pugliesi e non solo.

Mongelli, con La Lampara (e non soltanto) fece di Trani una delle città più “gettonate” della Puglia, capitale del turismo d'elite h24, dai lidi al mattino, al ballo della notte: il piazzale di Colonna era “la mèta”, e alla «Lampara» si succedevano ricche e prestigiose manifestazioni, dalle elezioni di miss Italia alle esibizioni di grandi ospiti di fama internazionale, Mina, Dalidà, le Gemelle Kessler, Milva, Giorgio Gaber, Gino Paoli e compagnia cantando.

L’Azienda di Soggiorno e Turismo transitò poi da Peppino de Feo e da Michele Nuzzolese che resistette per oltre venti anni, che rilanciò l'attività della Lampara, imponendola a livello nazionale come uno dei più esclusivi locali notturni dell'Italia meridionale.

La Trani a go-go - Trani vendeva pietre lucidissime e segnava gol in serie B, i Riva solcavano le onde, i lidi si susseguivano, tre cinema, due arene e il teatro dei 10mila. Maledetto amarcord.

Scherzo del destino: in cartellone, come da comunicato stampa, venerdì 22 gennaio c’è “uno spettacolo ad alto tasso di revival. 

Con il patrocinio della città di Trani, un appuntamento che ridà centralità e vitalità alla Perla dell’Adriatico, crocevia del bel mondo e dello show biz.

Le canzoni e la comicità al “Sapore di mare” saranno quelle di Jerry Calà, che reinterpreta, accompagnato dalla sua band, il suo leggendario repertorio anni ’60, ’70 e ’80”.

Sapore di sale, sapore di mare. La città di Trani concede il patrocinio, e ordina lo sfratto. Tutto il resto è noia, come cantò il Califfo qualche anno fa nel suo ultimo concerto.

Guarda caso proprio a «La Lampara».

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