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di ANTONIO GALIZIA

La «Sintenergy» è una turbina in grado di generare energia da correnti fluide, immersa nei mari più agitati, nei fiumi e nei più impervi corsi d’acqua. Il governo cinese lo immergerà nello Yangtze, il fiume azzurro, per dare energia ai quartieri residenziali di Chengdu (capoluogo della provincia del Sichuan, 14 milioni di abitanti) che si affacciano sul fiume. Ma «Sintenergy», per la potenza delle sue turbine grandi 12 metri di diametro e capaci di sviluppare oltre 500mila chilowattore all’anno, può ricavare energia anche dagli oceani per alimentare interi quartieri e insediamenti produttivi.

Questa tecnologia è uno dei risultati delle ricerche, svolte da un ricercatore pugliese: Giacomo Lo Zupone, cinquantenne ingegnere meccanico di Conversano, laurea al Politecnico di Bari. L’ing. Lo Zupone, ora a Chengdu, impegnato nel grande incubatore high tech della metropoli cinese, insieme a colossi come Intel, Alibabà e Mercedes Benz, è tra ricercatori più «gettonati» in questo momento in Cina, dove nei giorni scorsi si è aggiudicato il prestigioso «China Innovation and Entrepreneurship Competition for Overseas Talents 2016» sbaragliando una platea di 110 concorrenti provenienti da ogni latitudine e ricevendo, nell’International convention center, davanti a scienziati, imprenditori e rappresentanti del governo cinese, un assegno di 8milioni di Yuan, l’equivalente di 110mila euro che il gruppo di ricerca dell’ingegnere pugliese potrà impiegare nello sviluppo del progetto in Cina.

Lo Zupone, che oltre alle attività di ricerca svolge quella di docente all’Istituto Euclide di Bari, è tra i ricercatori che rappresentano l’orgoglio dell’Italia che nel paese asiatico si fa valere nell’ambito della scienza. Il vincitore del «China Innovation 2016», organizzato sotto l’Alto Patronato del governo di Pechino, con il suo progetto che ha già ottenuto il brevetto internazionale, è tra gli ingegneri scelti per un progetto che potrà contribuire alla riduzione dell’impatto dello smog, autentica emergenza nel grande paese asiatico, attraverso lo sfruttamento delle energie alternative. «Il riconoscimento - conferma l’ingegnere - apre in effetti le porte ad importanti scenari professionali per me e il gruppo di ricerca che da anni lavora a questo nuovo tipo di turbina, la cui realizzazione è stata resa possibile grazie al contributo dell’Università della Calabria, della startup Sintenergy e di Bfr di Treviso, Lancor di Bilbao in Spagna e Gadaleta Engineering di Molfetta. La turbina oltre a rappresentare una innovazione nel campo della conversione energetica, sfruttando le correnti del mare e dei fiumi, è una soluzione che riduce i costi di installazione di impianti di turbine di marea fino al 40-60%».

«Sì, il moto alterno del mare, dovuto al ciclo delle maree - spiega Lo Zupone - , genera una corrente che inverte il suo moto ciclicamente, come un pendolo che oscilla: questa energia è infinita, finché dura il mare (il 71% della superficie terrestre è costituita da acqua; ndr) è ad alto contenuto energetico, a pari velocità circa 800 volte più “energetica” del vento, ma la peculiarità delle maree, rispetto al vento o al sole, è di essere predicibili e quindi estremamente funzionali per la produzione di energia elettrica. Le turbine per impiego oceanico sono estremamente costose e sono ancora ad uno stadio di sviluppo non ancora utile per essere impiegate per “tutti i giorni”. Il successo del Sintenergy sta anche in alcune soluzioni intelligenti che fanno ridurre i costi rendendo tale applicazione più appetibile per l’arrivo sul mercato».

Quali saranno i prossimi step? «Il prototipo verrà sperimentato nel Flowwave, il Centro di ricerche oceaniche di Edimburgo in Scozia che in una vasca grande 25 metri riesce a sviluppare, simulandole, onde oceaniche. Dopo questa sperimentazione, il Sintenergy potrà entrare in produzione e in esercizio cominciando a fare la sua parte nella produzione di energia abbattendo i livelli di smog».

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