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Scuola, un caso politico
il ritorno della maestra

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di Giuseppe Dimiccoli

Un «caso» politico il trasferimento, a seguito dell’ordinanza del Tribunale del Lavoro di Trani, che ha permesso l’altro giorno a un’insegnante pugliese di tornare a casa dopo il trasferimento in Friuli. A lanciare la sfida Flavio Tosi, sindaco di Verona, «Con questo sistema di gestione del pubblico impiego l’Italia non può che andare allo sfascio. Non si possono avere cattedre vuote al Nord e insegnanti che non si vogliono spostare ma mantengono il posto nelle graduatorie». E poi: «Non è possibile avere insegnanti che mancano e cattedre vuote nelle regioni del Nord mentre vi sono più insegnanti che cattedre disponibili nelle regioni del Sud e questi ultimi rifiutano il trasferimento ma conservano il posto». «Nel settore privato questo privilegio ai lavoratori non è consentito. Occorre una nuova normativa che assicuri la copertura dei posti vacanti nel pubblico e ponga fine alla diseguaglianza di diritti tra dipendenti pubblici e privati».

Diametralmente opposto il parere di Antonio Diviccaro, dirigente del «Garrone» di Barletta, «Sono realmente stupito che il sindaco di Verona non si soffermi sul perché al Nord non vi sia un numero di aspiranti insegnanti in grado di occupare i posti che si sono resi liberi. È la scarsa considerazione che il sistema politico italiano ha avuto della scuola. Oggi raccogliamo i frutti degli errori del passato. Prima di accarezzare gli umori localistici, Tosi, approfondisca la storia della scuola e del nostro Paese».

«La sentenza rientra nella fisiologia del contenzioso amministrativo e non credo che incrini la "Buona scuola" - ha fatto sapere Carmine Gissi, dirigente del «Dell’Aquila» di San Ferdinando -. Che i posti siano al Nord e i docenti al Sud è un fatto oggettivo causato dalla mancata programmazione delle assunzioni nella scuola dei decenni precedenti. È un fenomeno che si sanerà col tempo».

Durissimo Franco Dambra, segretario generale provinciale Flc Cgil Bat, «Dichiarazione arrogante e contro il Meridione. Sappia Tosi che le ragioni delle proteste non mettono in discussione la scelta consapevole di aderire alla fase nazionale ma di aver preso atto del meccanismo fallimentare con cui il Ministero ha gestito la mobilità. È fuori dalla realtà il giudizio di Tosi: vi è una parificazione tra pubblico e privato con la possibilità di licenziare. È un attacco al lavoro pubblico soprattutto di quello scolastico che è una delle poche realtà che tiene insieme la società nel rapporto con le famiglie. Le difficoltà sono legate anche alle scelte fatte dal governo Berlusconi - Gelmini quando tagliarono 80mila cattedre tra i docenti e 40mila per il personale Ata. Nel Nord possono tranquillamente utilizzare le loro graduatorie».

Nunzia Morelli, insegnante di Barletta, si chiede: «A scuola si impara a rispettare la fila già a 3 anni perché mai lo Stato deve consentire agli educatori stessi di fare sorpassi sleali? Per evitare di separare la categoria è indispensabile trovare una soluzione che ripristini la situazione, tutelando i docenti che hanno fatto la domanda e hanno subito "gli errori" dell'algoritmo e che tenga conto dei docenti ancora in Gae che non devono essere puniti solo perché non hanno voluto aderire a un Piano bizzarro proposto dal governo».

Maddalena Gissi, segretaria generale della Cisl Scuola auspica una soluzione: «Credo ci debba essere l’attenzione di tutte le istituzioni. È importante immaginare per il Sud un potenziamento del tempo scuola. Tutte le istituzioni devono adoperarsi. Ci vuole un vero e proprio impegno da parte di tutti i politici che vada oltre le frasi di circostanza. Penso, tra le altre cose, al fatto che tutti i finanziamenti europei del Fondo Sociale che garantiscono risultati devono essere utilizzati. È lavoro che si offre ai precari? Possiamo pensare che il Governo valuti anche la possibilità di riconoscere il servizio? Lo faremo. Indispensabile una forza comune oltre gli schieramenti parlamentari».

«Mai più casi come quello della maestra pugliese con marito e due figli piccoli, che da Barletta era stata trasferita a Udine per la Buona scuola e che - segnala Rossano Sasso, coordinatore regionale di «Noi con Salvini Puglia» - grazie all’intervento del legale di Noi con Salvini è riuscita a far rientrare la decisione». «I concorsi, non solo nella scuola, vanno regionalizzati», dice Mario Pittoni, responsabile Istruzione della Lega Nord.

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