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Olimpiadi anche a Bari? Si può

«Le norme del Cio dal 2014 consentono di decentrare le discipline in più città»

Olimpiadi anche a Bari? Si può

Elio Sannicandro*

Il dibattito sulle Olimpiadi è di grande attualità e fioriscono proposte e polemiche. Forse è troppo tardi parlarne ora, ma è utile almeno fare chiarezza su alcuni aspetti tecnici. È vero che la candidatura Olimpica viene assegnata ad una città ma è anche vero che, con le modifiche approvate dal CIO (Comitato Olimpico Internazionale) a Montecarlo l’8 dicembre 2014, è possibile decentrare anche un numero rilevante di discipline sportive utilizzando impianti sportivi esistenti in altre città e addirittura in Paesi diversi. Le nuove norme tendono a ridurre i costi e le polemiche derivanti dalle vecchie regole olimpiche troppo restrittive, che costringevano ad una concentrazione insostenibile di megaimpianti in una sola città. Con questo spirito andrebbero interpretate le richieste del Governatore Emiliano che sollecita il decentramento della candidatura Olimpica e l’allargamento delle città coinvolte in un’ottica di sostenibilità e razionalizzazione organizzativa.

La sfida olimpica suscita sentimenti di entusiasmo per chi ama l’azzurro dello sport italiano. Certo se fossero ben organizzate, se fossero sostenibili, se applicassimo criteri di trasparenza etc. In realtà, per la prima volta negli ultimi 40 anni ci sono poche candidature Olimpiche dopo le clamorose rinunce di Boston, Toronto e Amburgo ed il precedente ritiro di tantissime città prestigiose come Madrid, Istambul, Dubai, Kiev, Lima e san Pietroburgo. Sono rimaste solo 4 città candidate ma con molti dubbi a cominciare da Los Angeles, Parigi con i problemi del terrorismo e il maggior interesse a candidarsi per l’EXPO, Budapest che per dimensioni lascia qualche perplessità mentre a Roma fa discutere la contrarietà della nuova Amministrazione cinque stelle. Le rinunce di tante città ricche e Paesi importanti scaturiscono dalla consapevolezza di dover assumere impegni molto gravosi che rischiano di condizionare negativamente l’economia dell’intero territorio: la crisi economica, le richieste molto onerose del CIO, le dimensioni pachidermiche dell’evento, l’instabilità politica internazionale, le guerre in Europa, in Medio oriente e in tante altre parti del mondo, la tensione nel Mediterraneo, il terrorismo e gli effetti della globalizzazione, la maggiore consapevolezza dell’impatto ambientale sulle scelte economiche e politiche. Insomma i temi e gli interrogativi sono tanti. Per queste ragioni, il C.I.O., consapevole delle critiche su organizzazioni sempre più costose ed elefantiache, ha rivisto sostanzialmente le linee guida e le prescrizioni organizzative che, fino a Rio, richiedevano tutti gli impianti olimpici concentrati in una sola città. Ciò ha determinato un sovradimensionamento della dotazione impiantistica che non può essere sopportato da nessuna grande metropoli al mondo unitamente ad un congestionamento della logistica e dei trasporti che aumenta i costi e l’impatto ambientale. Quindi il CIO ha consentito di allargare il raggio di individuazione degli impianti gara coinvolgendo più città in un territorio più vasto, compatibile con la capacità organizzativa del Paese ospitante. Come avviene per il calcio, già da molte edizioni olimpiche, per il futuro è possibile immaginare un decentramento anche per pallacanestro, pallavolo e pallamano che richiedono impianti costosi ed impattanti come i palasport.

In Italia potremmo utilizzare palasport già esistenti in molte città, opportunamente adeguati ed integrati. Napoli, Firenze, Bologna, Milano, Bari e Palermo sono raggiungibili con meno di un ora di aereo da Roma, lasciando a Roma soltanto lo svolgimento delle finali. In tal modo si otterrebbe un coinvolgimento dell’intero Paese all’evento Olimpico realizzando o recuperando almeno un impianto sportivo nelle città più grandi laddove sia sostenibile e giustificabile il riuso post Giochi. Inoltre si potrebbero ridurre gli interventi ritenuti più impattanti su Roma e ridurre il congestionamento di una città che effettivamente ha già molti problemi. Una riduzione di investimenti ed anche un minor costo per la riconversione post-evento, ma soprattutto una riduzione dei problemi gestionali che si verificano puntualmente dopo le Olimpiadi: eclatanti i casi di Sidney, Atene, Torino ed anche di Londra.

* Presidente del Coni Puglia

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