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Bari, il portiere Frattali rinnova fino al 2023

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«Musica e teatro
ancora altri tagli»

L'Agis contesta la ripartizione della Regione Puglia

«Musica e teatro ancora altri tagli»

Musica e teatro sempre più poveri in Puglia. Che i fondi pubblici - e ancor più le regole di erogazione - fossero destinati a drastiche modifiche era chiaro da tempo a tutti gli operatori, anche se ognuno, in cuor suo, sperava di potersi salvare in extremis. Speranza vanificata dall’atteso Piano di intervento a favore dello spettacolo e delle attività culturali 2016 della Regione Puglia, i cui allegati, con la ripartizione delle somme erogate, hanno riservato un’amara sorpresa agli operatori: un taglio di circa il 25 per cento rispetto al 2015, che a sua volta aveva già ricevuto un taglio del 10 per cento rispetto al 2014. Una doccia fredda che ha suscitato molti malumori, spingendo Giulio Dilonardo, presidente dell’Agis (l’Associazione generale dello Spettacolo) di Puglia e Basilicata a scrivere all’assessore regionale Loredana Capone e al dirigente del settore Aldo Patruno, per contestare i tagli avvenuti «a fronte di importanti investimenti nel settore dal parte della Regione Puglia su eventi sporadici che non sempre hanno avuto la giusta ricaduta sul territorio» e a manifestare, tra l’altro, perplessità sulle assegnazioni, considerato che il nuovo corso non si è discostato da ciò che accadeva in passato, praticando una contribuzione «a pioggia» che ha visto oltre centotrentatrè soggetti beneficiari - su un totale di centottantatrè - percepire finanziamenti inferiori ai 5000 euro (e in molti casi, aggiungiamo, addirittura inferiori ai mille!). Cifre insomma insufficienti a garantire anche la minima sopravvivenza.

Auspicando regole più chiare e tempi meno dilatati, Dilonardo passa quindi la palla ai suoi interlocutori che, caso più unico che raro, gli hanno risposto in meno di ventiquattr’ore con una lettera a firma congiunta e per molti versi anche molto «tecnica», nella quale però non mancano i riferimenti ai numeri e cioè che sui 4,5 milioni di euro assegnati nel 2016 a Turismo e Cultura, seguendo le indicazioni della commissione tecnica appositamente istituita, allo spettacolo ne sono stati destinati 1,735, mentre 650mila sono andati alle attività culturali e una fetta consistente della differenza è stata destinata alle «Fondazioni partecipate» dalla regione a partire dal Petruzzelli (1,25 milioni di euro), ma si presume anche alla Notte della Taranta. Il tutto, s’intende, a bocce ferme, nell’attesa di cambiare i regolamenti e nell’auspicio di poter attingere anche dai fondi del Patto per la Puglia - oggi la firma in Fiera da parte del premier Renzi e del governatore Emiliano - sul quale in molti, troppi forse, nutrono aspettative e che potrebbe rivelarsi una coperta corta.

Fin qui la questione in termini istituzionali, ma la lettura delle carte - e in particolare delle tabelle - consente di capire meglio i motivi dei malumori. Si scopre così che, in campo musicale, il finanziamento più alto è stato riservato alla Camerata musicale barese, ovvero 67.500 euro (meno dell’anno scorso), ma un po’ tutto il settore della concertistica tradizionale deve accontentarsi di poco: giusto per citare alcuni sodalizi tra i più noti e antichi, appena 11.775 euro agli storici Amici della Musica di Foggia, 22.500 all’associazione «Speranza» di Taranto, 15.375 a Fasanomusica o 19.350 alla Camerata Salentina, che però è anche destinataria di un provvedimento separato per 650mila euro, destinato a riportare in vita l’Orchestra sinfonica «Tito Schipa». E a questo proposito, spicca anche la Fondazione «Tito Schipa» - che gestiva l’omonima orchestra prima dello scioglimento - destinataria di oltre 75.000 euro. Tagli anche per il festival Bari in Jazz, sceso a 39.000 euro e per Time Zones. Sulla pletora di «spiccioli» non ci dilunghiamo, ma il caso più eclatante è forse quello della Fondazione Valente di Molfetta, la cui Luci e Suoni a Levante (oltre 30mila spettatori solo in estate e un anno ininterrotto di attività) riceve 800 euro e spiccioli. In molti casi, si tratta di somme insufficienti anche a pagarsi la carta intestata. Servono veramente?

In campo teatrale, dopo i 315.000 euro dei Teatri di Bari (Abeliano e Kismet), i 176.250 dei salentini Koreja, i 77.250 del tarantino Crest e i 53.250 di Diaghilev, molte sigle sono al limite della sopravvivenza.

«Malgrado le assicurazioni ricevute - dice Rocco De Venuto della Camerata barese - abbiamo subìto i tagli a stagione già allestita. Sapendolo prima, avremmo adottato altri piani finanziari». Molto meno diplomatico Pietro Centrone della Fondazione Valente: «800 euro sono una valutazione offensiva e beffarda rispetto alla qualità e alla mole della nostra attività. Stiamo cercando di acclarare il criterio di valutazione».

Più difficile fare un rapporto con il passato - e quindi cogliere lamentele - nella sezione definita «Economia della Cultura». A parte il «salvataggio» del Libro possibile di Polignano con 45.000 euro, i contributi più ricchi sono andati all’Università di Bari per il convegno su Aldo Moro (60.000), a «Rubi Antiqua» (50.000), alla barlettana «Intramoenia» (41.000), e all’associazione aretina Onthemove per il festival fotografico «Phest» (40.000). E almeno in alcuni casi, è tutto grasso che cola.

[U. Sb.]

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