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LATIANOAncora polemiche in paese dopo il «trasferimento» ad altro incarico di mons. don Angelo Altavilla, parroco fino a poco tempo fa della Chiesa Madre, nella quale l’altra sera lo stesso don Angelo ha tenuto la messa di commiato dai fedeli. Mons Altavilla era stato coinvolto in una indagine giudiziaria risolta (il 21 ottobre scorso) con un decreto di archiviazione da parte del Gip per insussistenza del fatto accusatorio.

Una chiesa Madre stracolma di gente (come forse non si vedeva da tempo), un lungo applauso, il saluto delle autorità. Latiano ha voluto dimostrare così l'affetto, la stima e la solidarietà al suo parroco don Angelo Altavilla che dal 2 settembre scorso ha lasciato, dopo 17 anni (il primo mandato dal 1991 al 1999 e il secondo dal 2007 al 2016), la sua città.

Mons Altavilla sarà impegnato ora presso il Tribunale ecclesiastico regionale a Bari. Un nuovo incarico che però non gli consentirà "di avere un luogo stabile per celebrare la Santa Messa", ma che - come ha scritto lo stesso don Angelo nella sua lettera ai fedeli - non gli impedirà "di ritrovare una paternità sacerdotale che non può essergli negata".

Una manifestazione di solidarietà quella dell’altra sera che ha rappresentato la risposta al calvario a cui è stato sottoposto in questi ultimi anni. Fino a che "anche la giustizia umana - come ha scritto nella sua lettera ai fedeli - ha dovuto prendere atto che i fatti di cui lo accusavano erano insussistenti", così come riporta lo stesso "decreto di archiviazione" firmato dal Gip della Procura di Brindisi. Dal quale risulta che don Angelo "non si è appropriato di nulla, non ha circonvenuto nessuno e non ha alcun patrimonio fiabesco riconducibile all'esercizio del suo ufficio sacerdotale".

Ad intervenire sulla questione e manifestare la sua piena solidarietà, questa volta è lo storico prof. Luigi Neglia, autore di numerose pubblicazioni anche di carattere religioso, attento osservatore e studioso delle vicende che hanno caratterizzato nei secoli la Curia di Oria.

«A mons. don Angelo Altavilla - scrive Negia - ho avvertito anch’io il bisogno, imperioso, di esprimere per iscritto tutta la mia affettuosa solidarietà in questo momento, particolarmente difficile, della sua vita sacerdotale».

Lo studioso si rivolge in prima persona a don Altavilla.

«Ho avuto l’onore di collaborare con te negli anni 2002-2007, quando, parroco della Basilica Cattedrale di Oria, hai ridato al “maggior tempio” della Città e della Diocesi vita e lustro, dopo di te in vistoso e perdurante calo - scrive ancora il docente -. Ho potuto, così, conoscerti a fondo, scoprendoti gradualmente un vero e proprio “fiore da non sciupare”, come, la sera del lontano 22 agosto 1987, ti definiva, con la sua solita efficacia espressiva, la felice memoria di mons. Armando Franco, il grande presule, nel presentarti alla tua prima sposa, la comunità parrocchiale di S. Domenico in Oria. Potente voce profetica, quella del vescovo Franco, giacché, in qualunque sede dove sei stato inviato a svolgere il ministero sacerdotale, hai, senza soluzione di continuità, inebriato gli animi del profumo delle tue virtù, mettendo a disposizione di tutti tutte le tue grandi doti di mente e di cuore.

Ma ecco che, a quasi trenta anni dalla tua ordinazione sacerdotale, a fine mandato nella Matrice della tua Latiano, il “fiore” – mi si consenta di continuare la similitudine – è stato sciupato, violato, calpestato: sei, infatti, rimasto un pastore “volante”, senza gregge, isolato e privato della cura delle anime, sinora tuo pane quotidiano! Di qui il tuo giusto rammarico, la tua profonda delusione, che condivido pienamente; altri non hanno capito o non hanno voluto capire che a te il ruolo del burocrate, specialmente se a tempo pieno, sta stretto e che lo lasceresti ben volentieri a chi, magari, lo ha posto al culmine delle proprie aspirazioni: tu, invece, vuoi fare semplicemente ed unicamente il prete! So che hai sollecitato un po’ di comprensione, ma senza ottenere alcun risultato.

Tuttavia, lungi dal ribellarti, magari in maniera eclatante, alle disposizioni dei superiori, hai scelto, anche se a malincuore, di adeguarti totalmente ad esse. Hai tenuto, così, un comportamento esemplare, frutto di uno spiccato senso del dovere dell’obbedienza e di una radicata umiltà, silenziosa e rispettosa, conservando, comunque, integra la tua straordinaria, abituale dignità». «Coraggio, amico mio! - prosegue Neglia - Continua il tuo cammino nella consapevolezza che, in fondo, nessuno e niente potranno mai sottrarti la profonda spiritualità la quale ti ha sempre contraddistinto, perché tua, intimamente tua. Sono sicuro che, se già non lo hai fatto, arriverai a perdonare chi non ti ha perdonato una colpa inesistente! In tal senso, pregherò per te!».

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