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PIERO MIOLLA

L’Italia sarà sanzionata dall’Unione Europea per i gravi ritardi nella realizzazione di sistemi fognari e depuratori, anche a causa della Regione Basilicata. Via Anzio, infatti, è nell’elenco che comprende 6 regioni responsabili di gravi ritardi nel rispetto della direttiva comunitaria che prevede, da oltre 10 anni, la messa a norma dei sistemi fognari e depurativi. Per questo, la Regione Basilicata è stata commissariata, mentre nel 2016 l’Italia comincerà a pagare salate sanzioni all’Europa. A dicembre la Commissione Europea ha comunicato al Governo che nei prossimi mesi proporrà alla Corte di Giustizia l’importo delle sanzioni: le carenze a carico della Basilicata sarebbero relative alla gestione nel settore da parte di Acquedotto Lucano.

Eppure, in materia gli investimenti per scongiurare le sanzioni sono stati cospicui: 1,6 miliardi euro stanziati dal Cipe che, però, stentano a decollare. Sotto accusa la governance del settore idrico, anche in Basilicata. Non è un caso, come anticipato, che Matteo Renzi abbia nominato commissario per la Lucania, Vito Marsico, dirigente generale della Regione: dovrà occuparsi di progettazione, affidamento e realizzazione dei lavori relativi agli interventi. La figura del commissario è stata prevista dal Governo con lo «Sblocca Italia»: l’esecutivo ha fissato paletti per la costituzione degli enti di governo degli ambiti e per affrontare la situazione emergenziale, prevedendo la possibilità di ricorrere all’azione dei commissari di Governo per accelerare l’attuazione degli interventi, già completamente finanziati, necessari a superare le procedure di infrazione.

Le altre regioni commissariate sono Calabria, Campania, Lazio, Puglia, Friuli Venezia Giulia, Veneto e Sicilia. E se il Governo preannuncia che, grazie ai «patti per lo sviluppo» continuerà a garantire investimenti pubblici nelle situazioni ancora a rischio di sanzioni, dall’altro spiega che l’obiettivo è raggiungere livelli di investimento nel sistema idrico simile agli altri Paesi europei. C’è la necessità, dunque, di incidere sulla governance: le Regioni che presentano il maggior numero di situazioni di infrazione comunitaria sulle fognature e sulla depurazione, infatti, sono proprio quelle che non hanno attuato la riforma nel settore idrico. Alle Regioni, dunque, serve invece un gestore efficiente, organizzato e capace di realizzare economie di scala.

In attesa che la riforma della governance venga varata anche in Basilicata, il Bel Paese si appresta a ricevere l’ennesima condanna sanzionatoria: i nostri problemi riguardanti le acque reflue, infatti, sono stati già accertati dalla sentenza di condanna del 2012, per ben 72 agglomerati urbani. Si tratta, però, solo del primo dei tre procedimenti pendenti contro il nostro Paese. Da Roma assicurano: la responsabilità di questo disastro è degli enti locali. Anche per questo il Governo preannuncia che, quando arriveranno le multe, verranno presentati esposti alla Corte dei Conti per danno erariale: non è giusto, infatti, che a pagare siano sempre e solo i cittadini.

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