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bari

Bimbo si frattura
e rischia un'odissea

pronto soccorso pediatrico

di ANNADELIA TURI

BARI - Per la frattura ad un gomito ha rischiato il trasferimento da Bari in un ospedale di Brindisi. Perché il reparto di ortopedia dell’ospedale pediatrico Giovanni XXIII era chiuso e nelle strutture ospedaliere dell’Asl non c’erano posti letto disponibili.
Protagonista della singolare vicenda, un bambino di 6 anni di Gioia del Colle. Un’odissea vissuta anche dai genitori, in particolare dal papà, costretto a minacciare i medici di denunciare tutto alle forze dell’ordine pur di riuscire a sottoporre il piccolo ad immediate cure.

Tutto inizia nella tarda serata di mercoledì. Il bimbo è ad una festa, in compagnia dei genitori, in un «gomma park», in un paesino in provincia di Bari. Ad un certo punto, mentre gioca con gli amichetti, cade. Nel giro di pochi minuti avverte forti dolori ad un gomito che aumentano con il passare del tempo. Mamma e papà decidono di portarlo al pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, la struttura ospedaliera più vicina al «gomma park». Sottoposto ai controlli, i medici del pronto soccorso dell’ospedale San Paolo stabiliscono che si tratta della frattura di un gomito.

Ma a questo punto inizia il dramma. Appurato dal personale medico che il reparto di ortopedia dell’ospedaletto è chiuso, il piccolo viene trasferito al Policlinico. Da diversi anni, infatti, questo reparto chiude i battenti dal 1° al 30 agosto, mentre la mattina resta attivo solo l’ambulatorio per le visite di controllo. Stessa situazione anche per i reparti di otorinolaringoiatria e oculistica.
Dunque, anche dal Policlinico arriva l’amara notizia: il medico del pronto soccorso annuncia che anche in quel reparto di ortopedia non ci sono posti disponibili. Nel giro di pochi secondi parte la ricognizione per individuare la struttura ospedaliera in grado di accogliere il bambino e ricoverarlo. Dopo una serie di telefonate arriva la notizia che fa andare su tutte le furie i genitori: l’unico posto letto disponibile è nell’ospedale di Brindisi.

A quel punto il papà del piccolo inizia a minacciare i medici. «Se non sistemate e curate subito mio figlio io chiamo polizia e carabinieri e vi denuncio tutti». Le forze dell’ordine intervengono raggiungendo l’ospedaletto, mentre il tempo passa e i dolori del bimbo aumentano.

Alla fine, grazie al buon senso del medico di guardia del pronto soccorso dell’ospedale San Paolo, termina l’odissea. «Riportatelo qui il bambino, troveremo una soluzione» spiega il medico ai colleghi. Così viene allertato il medico reperibile del reparto di ortopedia. «Sono arrivato in ospedale intorno all’una – racconta il dottor Antonio Mariani – e mi sono rimboccato le maniche per riuscire a risolvere la questione. Alla fine abbiamo sistemato il piccolo nel nostro reparto di ortopedia nel quale era disponibile un letto in extra locazione. Ora è ricoverato in attesa di essere sottoposto ad un intervento di riduzione e sintesi per la frattura al gomito. Purtroppo il caso di oggi non è un episodio isolato – spiega il dottor Mariani – perché questa è un’emergenza che si verifica da qualche anno a questa parte. Non è concepibile che accadano situazioni simili, soprattutto perché quello di ortopedia del Giovanni XXIII è un reparto di eccellenza nel quale, tutto l’anno, operano professionisti di grande valore, capaci di gestire ogni genere di problematica: dalla nascita fino ai 9 anni di vita dei bambini attraverso l’utilizzo di tecniche chirurgiche specifiche. Non è possibile che, però, in estate un reparto del genere sia chiuso. Capisco che ci sia una riduzione del personale legata alle ferie, ma la mancanza di medici, anestesisti o infermieri non può giustificare una carenza reiterata così grave. A tutto questo si aggiunge un altro dato: la mancanza di posti letto anche nel Policlinico che, a detta del direttore della clinica ortopedica, avrebbe garantito un’assistenza maggiore ai bambini soprattutto durante il periodo estivo. Per fortuna, in questo caso, siamo riusciti a risolvere la situazione. Ma immaginate cosa sarebbe accaduto se quel bimbo fosse stato trasferito a Brindisi… Sarebbe davvero stato incubo per lui e i suoi genitori». 

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