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a Monopoli

Rubini e Iarussi, dialogo
per «Tu non conosci il Sud»
Da Leopardi a Fellini

La poesia della provincia intravede il futuro

Da Leopardi a Fellini  la poesia della provincia  intravede il futuro

di Livio Costarella

Dalla forza della provincia all’identità del Meridione, da Matteo Salvatore a Giacomo Leopardi, passando per Federico Fellini. È un Sergio Rubini a tutto campo l’ospite del secondo dei tre appuntamenti di «Tu non conosci il Sud – E la chiamano estate», in cui il regista e attore pugliese ha dialogato con il giornalista e saggista Oscar Iarussi. Tra gli ulivi secolari de «Il Melograno», masseria fortificata del XVII secolo in agro di Monopoli (oggi albergo 5 stelle Lusso), affollato da un pubblico numerosissimo, si è svolto il secondo incontro estivo organizzato dalla neonata associazione «Tu non conosci il Sud», in collaborazione con la libreria Laterza e l’associazione «Veluvre – Visioni Culturali».

Si è partiti dal toccante ricordo autobiografico di Matteo Salvatore, letto da Rubini, per poi entrare nel vivo di quel laboratorio culturale permanente che è «Tu non conosci il Sud». «Vogliamo analizzare quanti e quali elementi, oggi, siano di estrema modernità e rappresentino il futuro del Sud – ha spiegato Iarussi -, quali contraddizioni scoppiate qui anticipino ciò che accadrà altrove. La Vlora, con i ventimila albanesi approdati a Bari l’8 agosto 1991, giusto 25 anni fa, resta la vera icona che ha trasformato l’idea della Puglia, non più ultima, ma prima spiaggia dell’Occidente».

«Quanto all’identità italiana, cosa la definisce?», ha proseguito Iarussi. «Forse qualcosa di straordinariamente vibrante che è la provincia, ciò che parla di noi al mondo».

È d’accordo Rubini, fiero delle sue radici a Grumo Appula («Sono andato a Roma per far l’attore, ma nella mia città ci stavo benissimo»). La provincia è per lui «il luogo delle proiezioni e dei poeti. E nei sogni, se pensavo a qualcosa, non potevo che ambientarlo nei miei luoghi di origine». Il regista rifiuta lo stereotipo dei meridionali «troppo cattivi o troppo presi a ballare. Dobbiamo farci accettare per ciò che siamo, rivendicare la nostra dignità di popolo». Si parla di Fellini, legato a doppio filo al primo Rubini, «straordinario poeta di provincia», e di Leopardi, «allontanatosi talmente tanto dalla sua provincia da scoprire il nichilismo».

Iarussi torna poi a parlare di identità nazionale (legata al Meridione), «caratterizzata non dal romanzo come in altre nazioni, ma dallo zibaldone, dallo zig-zag dei pensieri; nel Sud c’è una dimensione onirica che diventa tutt’uno con quella realistica». È il sogno di un Sud differente, raccontato da Rubini ne La stazione, mentre fa capolino Il sogno di Leopardi (dopo la bellissima Operetta morale La scommessa di Prometeo), declamato dal regista con evidente trasporto.

E Matera, la Capitale europea della cultura 2019, scossa oggi da lotte intestine? Rubini non può che rievocare le sue spassose avventure di interprete del «Buon ladrone», ne La passione di Cristo di Mel Gibson, prima di congedarsi dal pubblico - che applaude a lungo - con un’altra splendida lettura, La ballata delle donne di Edoardo Sanguineti, e con i versi di Vittorio Bodini che hanno dato il nome al progetto «Tu non conosci il Sud».

Prossimo appuntamento il 21 settembre, nell’arena barese «Airiciclotteri», con la proiezione del film I basilischi, 1963, di Lina Wertmüller, e il commento dell’attore e regista Gianpiero Borgia. Info su tunonconoscilsud.it.

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