Martedì 22 Gennaio 2019 | 08:20

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Cia, Apol e Italia Nostra

Incontro a Lecce: «Xylella
serve una legge speciale»

Cia, Apol e Italia Nostra battono i pugni: un piano operativo contro la batteriosi

Incontro a Lecce: «Xylellaserve una legge speciale»

Lecce - «Vietato sbagliare ancora: contro il batterio occorre fare squadra». Subito un piano operativo per fronteggiare il dramma Xylella fastidiosa. Un piano che preveda una legge speciale, l’autorizzazione al riempianto degli ulivi secchi, la salvaguardia degli alberi monumentali, la possibilità di piantare frutteti autoctoni nelle aree compromesse dal batterio. Sono le proposte principali lanciate ieri mattina nell’incontro all’hotel Hilton di Lecce, voluto da Cia, Apol (organizzazione tra produttori olivicoli) e Italia Nostra. Un’occasione per fare il punto sulla fitopatia degli ulivi che sta cambiando irrevocabilmente il volto del Salento, e per mettere a fattor comune i risultati e le proposte di una nuova linea guida operativa.

A tirar le somme di tre anni di «inefficienze, contrapposizioni ed errori» nella gestione di Xylella fastidiosa, e ad invocare una netta sterzata ed un lavoro finalmente di squadra c’erano Giulio Sparascio, presidente della Cia Lecce, Marcello Seclì, presidente Italia Nostra Sezione Sud Salento, Giuseppe Ferro, agronomo e accademico dei Georgofili, a cui è stata affidata una relazione tecnica su tre anni di Xylella nel Salento. E poi gli europarlamentari Paolo De Castro e Raffaele Fitto, consiglieri regionali, parlamentari e rappresentanti delle istituzioni. Nell’incontro sono stati messi nero su bianco due punti importanti: l’agente causale della malattia che sta disseccando gli ulivi salentini è Xylella fastidiosa; le buone pratiche agricole e le cure con prodotti più o meno naturali hanno dato risultati per la maggior parte negativi.

«La situazione è gravissima. Nell’agro di Tricase, dove risiedo, vedo ogni giorno distese di ulivi bruciati, mi piange il cuore. Noi olivicoltori siamo affranti», allarga le braccia Sparascio. «Il paesaggio è gravemente ferito. Ci stiamo battendo per la valorizzazione della via Francigena, ma che percorso sarà quello che attraversa cimiteri di ulivi e lande deserte?», osserva Marcello Seclì, di Italia Nostra. «Xylella è ormai un batterio endemico - insiste Giuseppe Ferro - per questo è importante chiedere a gran voce all’Europa l’autorizzazione al reimpianto degli ulivi, altrimenti non ci sarà futuro olivicolo per questa terra. Dobbiamo mettere a sistema le proposte messe in campo sino ad oggi. Il Psr da solo non ci potrà salvare. Penso invece ad uno specifico progetto di rilancio dell’olivicoltura salentina attraverso anche la realizzazione degli oliveti tradizionali, il rinnovamento degli impianti, almeno semi intensivi, 300, 400 piante per ettaro, l'introduzione di nuovi sistemi produttivi; ed ancora l'utilizzo dell’irrigazione anche attraverso l'impiego di acque reflue, l’impianto di frutteti». A raccogliere il monito degli olivicoltori e delle associazioni di categoria, in prima fila c’erano gli europarlamentari salentini Fitto e De Castro, firmatari dell’interrogazione per la deroga al divieto di impianto di ulivi nell’area infetta. «Una deroga che l’Ue è disposta a concedere - avverte De Castro - a patto però che l’Italia dia garanzia sulla capacità di contenere il batterio evitando un’ulteriore espansione verso Nord. Monitoraggi capillari e massima attenzione alla zona cuscinetto sono ora indispensabili, altrimenti la reazione dell’Ue sarà durissima». Sulla stessa linea l’onorevole Fitto, che ha indirizzato una stilettata alla Procura leccese all’indomani del dissequestro degli ulivi. «Non ho capito l’intervento della magistratura, ma perché sono stupido io - ha detto ironicamente - e vorrei che qualcuno mi spiegasse il motivo del sequestro e del dissequestro, cosa ci abbiamo guadagnato e cosa ci abbiamo perso».

Il deputato Rocco Palese ha invece sottolineato l’importanza di «una legge speciale che preveda un canale preferenziale per interventi e fondi di indennizzo, come chiedono a gran voce gli agricoltori e come noi stessi più volte abbiamo sollecitato». «Non può che far piacere apprendere la notizia del dissequestro delle piante da parte della magistratura perché -ha aggiunto - adesso le istituzioni non potranno più utilizzare l'inchiesta come alibi per continuare a non fare nulla e ad ignorare l'emergenza». Per l’onorevole del Pd Salvatore Capone «mai come in questa fase essere capaci di fare sistema è un imperativo categorico, e così la necessità di costruire risposte unitarie. Una fase in cui gioca un ruolo fondamentale la qualità dell’azione istituzionale, che deve essere in grado di garantire proposte e soluzioni».

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