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Nasce la birra della legalità
nel casale confiscato al boss

Fra Ceglie e Bitritto la «fattoria sociale». Ci lavoreranno otto persone bisognose

antimafia Nasce la birra della legalità nel casale confiscato al boss

di FRANCESCO PETRUZZELLI

BARI - Da simbolo del potere mafioso-criminale che fu, a sede di una fattoria sociale con annesso micro-birrificio. Dove otto soggetti svantaggiati impareranno un mestiere: produrre e confezionare la «birra artigianale della legalità». Lo Stato brinda alla vittoria contro la criminalità organizzata consegnando al Comune il vecchio casale appartenuto al boss Antonio Di Cosola.

Siamo in contrada Chiancone, in aperta campagna tra Ceglie del Campo e Bitritto. In un immobile dove sino a qualche tempo fa regnava lo sfarzo criminale con rubinetti d’oro, vasche con idromassaggio e cavalli. Ora non più, quell’immobile è stato confiscato e appartiene alla comunità.

Ieri, non a caso nel 24° anniversario della strage di via D’Amelio dove a Palermo perse la vita il giudice Paolo Borsellino, i rappresentanti delle istituzioni sono andati dimostrare che lo Stato c’è ed è più forte della mafia. Accanto al sindaco Antonio Decaro, il presidente della sezione Misure di prevenzione del Tribunale di Bari, Francesca La Malfa, il procuratore della Repubblica, Giuseppe Volpe, e i vertici delle forze dell’ordine, per presentare insieme un progetto ambizioso. L’immobile sarà infatti riqualificato con un milione e mezzo di euro grazie ai fondi Pon Legalità 2014-2020 e parte da un obiettivo: la criminalità può essere combattuta anche con la lotta non repressiva, il modello vincente avviato anni fa dal Comune con un’apposita Agenzia.

Nel vecchio feudo del boss sarà realizzata una fattoria con micro-birrificio artigianale in grado di ospitare otto soggetti svantaggiati che verranno formati sulla filiera agricola e reinseriti nel mondo lavorativo attraverso la produzione, l’imbottigliamento e la distribuzione di birra «a chilometro zero». Quella stessa birra che conferma una stagione di successo nel settore per l’intera Puglia, riconosciuta anche dalle recenti disposizioni del Collegato Agricoltura.

Il complesso è composto da un grande capannone, adatto a ospitare un impianto di produzione, etichettamento e distribuzione di birra artigianale e da spazi coperti e scoperti per lo stoccaggio, la vendita, la degustazione e l’attività di laboratorio. Con annesse zone residenziali dotate di nove camere singole e spazi per la socializzazione degli ospiti.

Insomma, quel casale diventerà un piccolo fiore all’occhiello della legalità, un po’ come i due villini a Torre a Mare del boss Savinuccio Parisi, pronti a essere trasformati in alloggi per famiglie in emergenza casa. Senza dimenticare Villa Artemisia a Santo Spirito del clan Lazzarotto, destinata a neomaggiorenni per residenza e lavoro in sede.

«Da questo momento, nel ricordo di tutte le vittime della mafia – dice il sindaco Decaro - raccontiamo una storia nuova per questi immobili che vogliamo restituire alla città, nel nome di Falcone e Borsellino. Da quando abbiamo cominciato questo lavoro, e quest’anno saranno vent’anni dalla legge sulla confisca, abbiamo assegnato in città più di dieci case tolte alle organizzazioni criminali, date a famiglie in condizioni di emergenza abitativa».

«Una delle grandi intuizioni di Falcone e Borsellino fu proprio quella delle indagini patrimoniali nei confronti della criminalità organizzata, necessarie per seguire il flusso dei proventi delle attività illecite – ricorda la presidente La Malfa -. Su questo versante vi è un grande impegno dell’autorità giudiziaria barese, che non si limita soltanto al sequestro e alla confisca dei beni, ma che si assicura che questi beni vengano restituiti alla collettività, che nel tempo ha dovuto subire l’assoggettamento ai clan criminali».

La Malfa annuncia anche un sito web che fornirà la mappa di tutti i beni sequestrati per consentire agli enti territoriali e a tutti i soggetti interessati di avanzare proposte di riutilizzo sociale, per evitare degrado e abbandono. Lo stesso che rischiava il casale Di Cosola, sequestrato nel 2012.

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