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marina militare

Fornitura mai fatta
conti sotto sequestro
4 indagati a Taranto

Fornitura mai fatta  conti sotto sequestro 4 indagati a Taranto

di Mimmo Mazza

TARANTO - C’è un nuovo filone, che corre chissà quanto parallelo al primo, nell’inchiesta sulle forniture alla Marina Militare. E mentre il primo sta per finire al vaglio del giudice per l’udienza preliminare, chiamato a valutare la richiesta di rinvio a giudizio firmata dal sostituto procuratore Maurizio Carbone nei confronti di 11 imputati, il secondo pare ancora agli albori.

L’altra mattina i finanzieri del Nucleo di polizia tributaria hanno eseguito un decreto di sequestro preventivo dei beni, firmato dal giudice per le indagini preliminari Patrizia Todisco su richiesta del sostituto procuratore Maurizio Carbone, nei confronti di due dei 4 indagati nella nuova inchiesta. Si tratta di due fratelli imprenditori, titolari di una azienda di forniture alimentari ubicata nella zona industriale di Faggiano. Stando a quanto accertato dagli inquirenti, l’azienda avrebbe ottenuto 50mila euro dalla Marina Militare in cambio di una fornitura di carne a nave Cavour, fornitura in realtà mai effettuata. Gli altri due indagati sono il capitano di fregata Alessandro Dore, uno degli 11 imputati nella prima inchiesta sulle forniture alla Marina, che all’epoca dei fatti era imbarcato a bordo del Cavour con la qualifica di commissario addetto alla gestione amministrativa e alla logistica, ed un sottufficiale. I militari delle Fiammme Gialle sono giunti ai 4 indagati partendo da una banale verifica fiscale nella quale balzò agli occhi la fattura da 50mila per la fornitura della carne a nave Cavour. I finanzieri sono riusciti ad accertare che in realtà quella carne non è mai entrata alla base navale di Chiapparo, come risulta dai registri di entrata, che la società in questione non ha mezzi adatti al trasporto di quel quantitativo di cibo e che la ditta del Nord dalla quale sarebbe stata acquistata la carne, in realtà fornisce merce di quell’importo alla società tarantina in un lasso di tempo molto lungo e non in una sola occasione come gli indagati avrebbero falsamente attestato.

Per ora i reati contestati sono quelli di concorso in truffa aggravata ai danni dello Stato e falso in atto pubblico. I finanzieri hanno sequestrato i conti correnti degli imprenditori fino alla concorrenza della cifra incassata illegalmente ma stanno ovviamente continuando le indagini per capire se quella somma sia finita interamente nelle tasche degli imprenditori indagati o se abbia preso altre direzioni.

La prima tranche dell’inchiesta sulle forniture alla Marina esplose nel febbraio 2014, con l’arresto in flagranza di reato del capitano di fregata Roberto La Gioia, ex comandante del quinto reparto. Le sue dichiarazioni hanno poi permesso, secondo l’accusa, di disvelare il «sistema» imposto agli imprenditori aggiudicatari degli appalti, costretti a versare il 10 percento dell’ammontare dell’appalto per ottenere la liquidazione delle fatture. Un modus operandi che in questa seconda inchiesta è in attesa di conferme o smentite.

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