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In Puglia e Basilicata

«Il gruppo sanguigno dimostra che non sono il vero padre»

La battaglia giudiziaria di un docente sul riconoscimento di paternità

13 Luglio 2016

CEGLIEQuando si dice che il tempo è galantuomo.
Non si devono mai dare giudizi affrettati, soprattutto quando si tratta di questioni delicate che investono l’esistenza stessa degli individui coinvolti.
La vicenda sa del romanzesco, ma è tutta vera, clamorosamente vera. Essa non può rimanere isolata tra anonime aule di Tribunale. È significativa non solo per i risvolti scientifici, ma anche e soprattutto in ambito morale e per ciò che concerne la possibilità di arrivare alla verità dei fatti.
Presso il Tribunale di Brindisi è in corso una causa di riconoscimento di paternità nei confronti del professore Pietro Magno, azione promossa da una donna e dalla sua figlia ormai ventenne. I risultati analitici e gli elettroferogrammi di due perizie eseguite a distanza di otto mesi da due CTU nominate dal Giudice Istruttore, davano una paternità che non poteva essere.
Infatti quel professore si era subito accorto, già dal dicembre del 2015, allorché gli era stata trasmessa, che nella prima perizia qualcosa non andava. In quel periodo era completamente a digiuno di nozioni. sul DNA. Consultando quanto più possibile trattati e libri sull’argomento, col passare dei mesi, iniziò ad avere un’idea più precisa, tanto che notò delle criticità che sarebbero state confermate dalla due perizie di parte.
Ma tutto sarebbe stato inutile. Il suo destino pareva segnato. Come si fa ad andare contro due DNA? Gli si ripeteva, invitandolo a desistere per non peggiorare il suo già insostenibile carico economico dovuto a questa causa e a ciò che di ancora più pesante lo attendeva.
Comunque una forza interiore lo spingeva ad andare avanti. Aveva sempre ribadito in tutte le fasi della causa che non era il padre della ragazza che gli si voleva attribuire. Infatti al momento del suo concepimento, come si ricava dalla data di nascita, si trovava a Torino con la moglie per curare i propri interessi in quella città. Lo dimostrano svariati documenti e testimonianze e la circostanza che in quell’autunno del 1995 la sua casa di Ceglie Messapica era inagibile, in quanto soggetta a ristrutturazione.
Grazie alle richieste degli avvocati era riuscito ad ottenere dal Giudice Istruttore che un’ulteriore prova fosse data dalla “ricostruzione storica degli eventi”, Ma proprio l’acquisizione di prove storiche ha dato una svolta decisiva all’intricata matassa; ed è ancora più sorprendente che è stata la controparte a depositare le due cartelle cliniche di madre e figlia.
Hanno fatto un autentico autogol. Da esse infatti cosa è uscito? Che la madre ha gruppo sanguigno B e la figlia AB. Il professor Magno ha gruppo sanguigno B. Qualsiasi manuale di genetica stabilisce che da due B possono nascere figli soltanto di gruppo B o O. Quindi quella ragazza, avendo gruppo AB, non può mai essere figlia di quel professore.
Quando in udienza hanno saputo di questa clamorosa svolta, provocata da loro stessi, le donne sono rimaste impietrite. Il loro disegno di dare al professore una figlia che non è, era stato scoperto e la prova l’avevano data proprio loro con il loro avvocato. Un semplice malinteso ha fatto uscire fuori una verità che sarebbe rimasta sepolta per sempre in una cartella clinica di un piccolo ospedale della Puglia. È come se inaspettatamente a un innocente condannato a trent’anni di carcere, per una circostanza a dir poco miracolosa, dopo venti anni trascorsi tra le sbarre, uscisse fuori la prova decisiva della sua innocenza.
Ora la causa ha preso un corso tutto diverso, rivelandosi come forse il più intrigante e inaspettato caso di attribuzione di paternità degli ultimi anni.
La scoperta dei gruppi sanguigni incompatibili (il sangue non mente) ha deligittimato ben due perizie (credo caso unico) e deve far riflettere su come il DNA non sia infallibile né la prova regina, come va affermando una delle più note genetiste italiane, Sarah Gino, Professore di Medicina Legale all’Università di Torino: “ Non considero il DNA la prova regina, questo insegno ogni giorno ai miei studenti. L'esame del DNA è solo uno degli elementi che possono aiutare insieme a tutti gli altri a ricostruire quanto successo”.
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